A trent’anni dagli accordi di Dayton (1995), che posero fine alla guerra in Bosnia Erzegovina, un nuovo volume ricostruisce le radici storiche e le dinamiche politiche di uno dei Paesi più fragili e significativi del continente europeo. È “Storia della Bosnia Erzegovina. Dal primo Novecento a oggi” (Scholé, pp. 272, € 22), firmato da Alfredo Sasso, ricercatore in Storia contemporanea all’Università di Torino e all’Istituto di Studi politici di Losanna. Il saggio – inserito nella collana “Europa|Oriente” curata da Simone Attilio Bellezza – propone una rilettura del lungo Novecento bosniaco, evitando sia le semplificazioni legate alla guerra degli anni Novanta sia le rappresentazioni stereotipate del Paese. Al centro dell’analisi stanno le relazioni tra identità nazionali, rappresentanza politica e trasformazioni sociali, in un contesto segnato dalla pluralità culturale, religiosa e regionale. Il volume ripercorre le principali tappe della storia bosniaca: dalla fase imperiale e monarchica del primo Novecento alla Jugoslavia socialista, fino alla crisi degli anni Novanta, con l’assedio di Sarajevo, il genocidio di Srebrenica e l’indipendenza del Paese. Un conflitto spesso definito “guerra dimenticata” d’Europa, ma decisivo per comprendere gli equilibri attuali. Ampio spazio è dedicato anche al periodo successivo a Dayton, mettendo in luce come l’assetto istituzionale nato dagli accordi di pace abbia prodotto un sistema politico segnato da persistenti divisioni etniche. L’analisi arriva fino all’attualità, con la nuova fase di crisi aperta negli ultimi anni, tra spinte separatiste della Republika Srpska e gli effetti del contesto internazionale segnato dalla guerra in Ucraina e dalle tensioni globali.