Commissione Ue: Previsioni economiche. Conflitti e instabilità possono generare un quadro ancora più pesante

(Photo European Commission)

Incertezza geopolitica, aumento dei costi energetici, instabilità dei mercati generano ricadute e forti preoccupazioni anche sul versante delle finanze pubbliche. Lo segnala la Commissione europea nelle sue Previsioni, documento illustrato oggi a Bruxelles. “Il disavanzo delle amministrazioni pubbliche nell’Ue – ci si legge – dovrebbe aumentare dal 3,1% del Pil nel 2025 al 3,6% entro il 2027, riflettendo la modesta attività economica, l’aumento della spesa per interessi, le misure volte ad attenuare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia sulle famiglie e sulle imprese vulnerabili e l’aumento della spesa per la difesa”. Secondo le proiezioni anche il rapporto debito/Pil dell’Ue salirà dall’82,8% nel 2025 all’84,2% nel 2026 e all’85,3% nel 2027. “Ciò riflette maggiori disavanzi primari e un differenziale interesse-crescita sempre più sfavorevole. Entro il 2027 quattro Stati membri dovrebbero avere un rapporto debito/Pil superiore al 100%, fra cui l’Italia.
Ma la Commissione torna a sottolineare: “Il rischio maggiore che circonda le previsioni riguarda la durata del conflitto in Medio Oriente e le sue implicazioni per i mercati energetici globali. Dato il grado di incertezza insolitamente elevato, le previsioni di base sono integrate da uno scenario alternativo che ipotizza perturbazioni più prolungate. In questo scenario, si ipotizza che i prezzi delle materie prime energetiche aumentino significativamente al di sopra delle curve dei future sullo scenario di base, raggiungendo un picco alla fine del 2026 per poi riallinearsi gradualmente con esse entro la fine del 2027”. In questo scenario, l’inflazione, secondo gli esperti della Commissione, “non si allenterebbe e l’attività economica non riuscirebbe a riprendersi nel 2027, come previsto nelle previsioni di base. Inoltre, l’aumento dei prezzi potrebbe indurre le famiglie e le imprese a ridimensionare maggiormente i consumi e gli investimenti”.
Inoltre, le carenze definitive di approvvigionamento di materie prime e fattori produttivi specifici, ad esempio alcuni prodotti petroliferi raffinati, elio e fertilizzanti, “potrebbero intensificarsi con effetti a catena per le catene di produzione globali e l’accessibilità economica dei prodotti alimentari”. L’indebolimento in atto della domanda di lavoro, evidenziato dal calo dei posti di lavoro vacanti e dei tassi di assunzione, “potrebbe segnalare un impatto più negativo sulla crescita dell’occupazione futura”.
Ma tutto ciò non basta: “La perdurante incertezza circa le politiche commerciali mondiali e l’attuale riconfigurazione delle relazioni geopolitiche e commerciali potrebbero pesare ulteriormente sul clima di fiducia e sull’attività”. D’altro canto “i forti investimenti pubblici in settori quali la difesa e la transizione energetica potrebbero compensare in parte la debolezza attesa nel settore privato”. Non ultimo: “L’intelligenza artificiale rappresenta sia un’opportunità che un rischio: gli incrementi di produttività potrebbero sostenere gli investimenti nell’Ue, mentre le perturbazioni del mercato del lavoro potrebbero pesare sulla domanda”.

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