Vescovi Ue: ricevuti oggi da papa Leone. Mons. Kozon (Copenaghen), “progetti di re-migrazione non sono giustificabili”

“Non si possono giustificare dal punto di vista cristiano e siamo contrari. Oltretutto, le nostre comunità cattoliche dei paesi nordici non sarebbero niente senza gli immigrati”. Lo ha detto mons. Czeslaw Kozon, vescovo di Copenaghen e vice presidente della Comece, parlando in conferenza stampa dopo l’udienza della presidenza della Comece con Papa Leone delle proposte di remigrazione, di immigrati stabilmente presenti da generazioni nei Paesi europei. “Anche questo tema si alimenta sul terreno del populismo dove purtroppo gli immigrati vengono spesso trasformati nel capro espiatorio, nei “nemici” della società, contribuendo così a rafforzare il consenso verso queste correnti. La questione dell’immigrazione esiste da diversi decenni ed è ben conosciuta, ma ciò che appare relativamente nuovo è il modo in cui il populismo la utilizza, trasformandola in una presunta minaccia per molte società”. Il vescovo fa riferimento all’ascesa di nuovi movimenti politici, come si è visto, ad esempio, nel Regno Unito, in Francia e anche nelle elezioni locali in Germania. Oltre ai tentativi di limitare l’arrivo degli immigrati, si affaccia tra alcuni esponenti politici anche una proposta che viene talvolta definita, in modo quasi eufemistico, “re-immigrazione”, ovvero l’idea di espellere anche persone che vivono da generazioni nei nostri Paesi. Oltre al “punto di vista umanitario”, il vescovo richiama anche quello ecclesiale. “La Chiesa cattolica, soprattutto nei Paesi del Nord Europa, da cui provengo, è composta in larga parte — in alcuni casi in maggioranza — da immigrati, accolti non solo per ragioni umanitarie, ma anche come parte viva della Chiesa. La loro presenza è percepita come un arricchimento: in situazioni in cui alcune parrocchie rischiavano di scomparire, l’arrivo degli immigrati ha portato nuova vita. Per questo, come Chiesa nei Paesi del Nord, abbiamo almeno due motivi per essere dalla parte dei migranti: da un lato ragioni umanitarie, dall’altro ragioni propriamente ecclesiali”.

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