Il Messico registra la maggiore svolta positiva nell’indice di pace dell’ultimo decennio, segnando un miglioramento del 5,1 per cento. Secondo il rapporto annuale dell’Istituto per l’economia e la pace, presentato ieri, alla presenza della presidente della Repubblica, Claudia Sheinbaum, il progresso è trainato da una riduzione del 22,7 per cento degli omicidi, pari a circa 7 mila vittime in meno. Calano, inoltre, i reati commessi con armi da fuoco (-17,4%) e i crimini violenti (-5,3%). La tendenza favorevole coincide con forti scompaginamenti interni ai cartelli della droga più potenti del Paese. Nonostante il calo dei reati ad alto impatto, lo studio evidenzia gravi rischi strutturali legati proprio alla frammentazione della criminalità organizzata, che minaccia la sostenibilità dei progressi potendo innescare nuove ondate scontri. I reati legati al crimine organizzato sono, comunque, saliti del 6,2 per cento. In aumento anche il numero delle persone scomparse, salite ufficialmente a 113 mila. Inoltre, la violenza non scompare ma muta forma, concentrandosi nell’ambito domestico. Resta elevato l’impatto economico della criminalità, stimato all’11 per cento del Pil. La presidente Sheinbaum ha rivendicato i risultati positivi, sottolineando che non si rinuncerà mai all’approccio preventivo: “La prima cosa è l’attenzione alle cause, non vi rinunceremo mai perché questa è la nostra essenza”.