“Prima o poi anche Vannacci verrà a Rondine”. Lo ha rivelato Franco Vaccari, fondatore e presidente di Rondine Cittadella della pace, intervenendo oggi allo YouTopic Fest, nel borgo aretino, durante un incontro sul tema dell’inquietudine, moderato da Lina Palmerini, giornalista e opinionista, notista politica del Sole 24 Ore . Nel suo intervento, Vaccari ha richiamato il metodo di Rondine sulla risoluzione dei conflitti basato, tra le altre cose, sull’incontro tra persone in conflitto, sulla relazione e l’ascolto, sulla gestione del conflitto e non sulla negazione e sulla responsabilità personale. In questo contesto ha fatto riferimento anche all’eurodeputato Roberto Vannacci: “Si dice a favore del disarmo e vuole vedere la fine della guerra in Ucraina. Mi manda tutte le posizioni assunte al Parlamento europeo nella speranza che un giorno gli dica ‘vieni’. E un giorno verrà. Verrà per principio perché noi dialoghiamo con tutti”. Una scelta, quella del dialogo, che Vaccari collega alla figura di san Francesco: “A noi piace san Francesco perché ha parlato con il lupo. Un poeta ci disse che quel lupo era un uomo affamato diventato un brigante e che quindi occorreva parlarci. Così il lupo fu ammansito”. Da qui l’invito a non avere paura: “Non dobbiamo aver paura perché sennò chi ci parla con questo lupo?”. Un approccio che non esclude la complessità della realtà: “Non siamo totalmente fuori dalla logica della forza. Certo, dal lupo ci si deve andare disarmati, non col fucile”. Vaccari ha quindi sottolineato come “un lupo sonnecchia in ognuno di noi” e come chi si occupa di pace non possieda “tutta la verità”, ma sia chiamato a condividere un cammino comune. Richiamando il Vangelo – “Chi è senza peccato scagli la prima pietra” – Vaccari ha aggiunto: “Non nego che, a un certo punto, ci si debba armare. Il problema è chi tiene le armi, chi è legittimato a usarle. Secondo me è sempre un soggetto terzo”. Una riflessione che si accompagna alla critica verso modelli fondati sulla proliferazione delle armi: “La difesa che si arma genera paura e violenza, non se ne esce”. L’esempio portato da Vaccari è quello degli Stati Uniti: “è il popolo più armato e privatamente hanno tutti tre, sette, otto, dieci pistole nei cassetti e non ne vengono fuori”. Infine, il riferimento all’esperienza concreta di Rondine: “Qui c’è un giovane sopravvissuto alla strage di Beslan, aveva 8 anni. Non dice che dovevamo restare lì ad aspettare di morire. Contesta il modo, la scarsa intelligenza dell’azione. Ma era un’azione di polizia che doveva essere messa in atto”.