L’Eucaristia “ci dice che la vera comunione non nasce dal consumo né da un algoritmo. Nasce dal dono di sé. L’attenzione virale può entusiasmare, ma non sostiene. Cristo fonda qualcosa di più profondo: una comunità che non è fatta di clic, ma di vita, responsabilità e dono”. Lo ha affermato ieri mons. Ivo Muser, vescovo di Bolzano-Bressanone, durante la celebrazione trilingue che ha presieduto in duomo in occasione della solennità del Corpus Domini.
Nell’omelia, il presule ha osservato che “questa fede esce nelle strade. La processione non è un elemento folkloristico, è una professione pubblica di fede, per i credenti la processione più importante dell’anno liturgico. Cristo non è rinchiuso nello spazio della chiesa, cammina con noi per le strade, attraverso le nostre città, i nostri paesi, la nostra quotidianità. La processione dice che la fede sta in mezzo alla vita. Non come imposizione, ma come offerta, come missione. E quindi chi vive l’Eucaristia non può rimanere indifferente di fronte alla solitudine, all’ingiustizia o allo smarrimento. Perché in ogni persona incontriamo Cristo”. Richiamando alla “vera umanità” il vescovo ha poi fatto riferimento all’enciclica “Magnifica Humanitas” di Papa Leone XIV, “dove viene messa in luce una tensione del nostro tempo: l’essere umano è più grande delle sue immagini digitali, più grande dei suoi profili, più grande dei suoi dati. La vera umanità cresce là dove la persona si lascia aprire a Dio e all’altro.” Il Corpus Domini, ha concluso mons. Muser, “è una festa contro la solitudine e contro l’illusione dell’autosufficienza. Cristo cammina con noi e ci invia: non in una realtà digitale parallela, ma nel mondo reale, dove le persone hanno fame di vicinanza, di senso e di speranza”.
Al termine della celebrazione ha preso il via la tradizionale processione nel centro storico di Bolzano accompagnata da un simbolo particolare, la semplice croce di legno realizzata da una persona che ha subito abusi e che è rimasta esposta in duomo da marzo fino al Corpus Domini a fare memoria delle vittime e a richiamare tutti alla responsabilità contro questa forma di violenza. “Questo segno – ha sottolineato il vescovo – vuole ricordarci dove dobbiamo stare come Chiesa: accanto a Cristo e accanto a coloro che portano ferite profonde, non da ultimo a causa degli abusi avvenuti nell’ambito della Chiesa, nella famiglia e in molti altri contesti della nostra società.” L’iniziativa della croce rientra nel progetto diocesano triennale “Il coraggio di guardare” che si avvia a conclusione: i risultati – informa la diocesi altoatesina – saranno presentati pubblicamente in autunno.