“Se nel Giovedì Santo abbiamo fatto memoria dell’istituzione dell’Eucaristia nell’intimità del Cenacolo, oggi quel mistero d’amore esce allo scoperto e portiamo Gesù per le strade della nostra città e delle nostre vite, a testimoniare che Dio mentre abita nei cieli alti, cammina al tempo stesso accanto a noi sulla polvere della terra”. Lo ha detto ieri il vescovo di Termoli, mons. Claudio Palumbo, nell’omelia in occasione della solennità del Corpus Domini. “Dinanzi agli occhi della nostra fede è l’Eucarestia: il mistero di amore sconfinato, la presenza viva, reale e concreta, con la quale Gesù ha scelto di rimanere fedele al suo patto di alleanza con noi. Ma perché portiamo Gesù per le strade della nostra città? Che necessità abbiamo di compiere questo gesto, passando, fra l’altro, anche tra la insensibilità di non pochi, spettatori di un qualcosa che, ce lo auguriamo, provochi almeno una domanda di curiosità, del tipo: che cosa c’è; che cosa stanno facendo; chi sono costoro?
La necessità di questo gesto – ha spiegato il presule – è dentro il mistero stesso che celebriamo, nel quale mistero scopriamo tre azioni concrete capaci di cambiare, di rivoluzionare, la nostra vita, come singoli e come comunità: ricevere la vita come dono; diventare ciò che mangiamo: il grande miracolo della nuova alleanza; il legame che ci guarisce” e “camminare insieme nelle strade del mondo”. Il Vangelo – ha aggiunto mons. Palumbo – “ci ricorda che l’Eucaristia non è il premio per i perfetti, ma il cibo per i peccatori e i mendicanti di amore. Gesù si fa pane. Il pane si spezza. Gesù non ci possiede, si dona. Accostarsi alla Comunione significa dire: Signore, ho bisogno di Te per vivere. Perciò entriamo in chiesa affamati e bisognosi; veniamo nutriti dalla Sua debolezza che si fa nostra forza. In un mondo che ci spinge costantemente ad accumulare, a trattenere e a pensare al proprio profitto, Gesù nell’Eucaristia ci insegna la logica del dono”. Per il vescovo “il vero culto eucaristico si celebra nella vita di tutti i giorni. L’Eucaristia ci spinge a uscire dall’egoismo per farci prossimi a chi soffre. Non è possibile adorare Cristo nell’ostia santa se poi lo ignoriamo nei poveri, nei malati o in chi è solo”.