Freedom of Information Act: Libera, riparte l’azione civica sugli extra-costi del Santa Giulia a Milano per i Giochi olimpici

Libera si mobilita in occasione della ricorrenza decennale della pubblicazione in Gazzetta ufficiale (8 giugno 2016) della legge che ha introdotto in Italia la possibilità di chiedere dati pubblici anche in assenza di un obbligo formale di pubblicazione (cosiddetto Foia, acronimo di Freedom of Information Act). La mobilitazione parte da Milano e rientra nella settimana di mobilitazione fino al 13 giugno di “Occhi aperti sulla corruzione”: flash mob, sit in, incontri con cittadinanza giugno per chiedere, da Nord a Sud, di rafforzare trasparenza, controllo e responsabilità. “Occhi aperti sulla corruzione” rientra nelle azioni della campagna nazionale di Libera “Fame di verità e giustizia” che ha l’obiettivo di rimettere al centro della vita pubblica l’urgenza nel contrasto a mafiosi e corrotti.
A Milano quest’azione non può che puntare direttamente sull’Arena Santa Giulia (PalaItalia), cantiere simbolo di Milano-Cortina 2026 consegnato in extremis e con dotazioni provvisorie. Allo stato attuale ciò che è di dominio pubblico è che i costi dell’opera privata sono quasi raddoppiati (da 180 a oltre 300 milioni), con 51 milioni di fondi pubblici usati per coprire le accelerazioni dell’ultimo minuto. Sulla vicenda – che vede il privato chiedere 134 milioni a fronte di una stima comunale di 53-67 milioni – la Corte dei conti ha già aperto un’istruttoria per danno erariale. Nei fatti, specie alla luce di un susseguirsi di atti e previsioni di spesa, il complessivo dell’impegno economico reale del Comune, così come le forme e il processo decisionale che hanno portato a scegliere come impiegare le risorse, restano largamente ignoti.
“Su voci di spesa e processi decisionali relativi agli extra-costi per il Santa Giulia, a Milano, non occorre una nuova domanda Foia: c’è già. È lì ferma, in attesa di risposta, da 278 giorni, ossia da quando la presentammo il 4 settembre 2025. Ci risposero – commenta Pietro Basile, referente di Libera Milano – che i dati erano indisponibili per processi amministrativi in corso. Se oggi, in tutta Italia, come Libera stiamo portando avanti azioni Foia, qui a Milano non ci resta che far pesare ognuno di quei 278 giorni. Stiamo parlando di oltre nove mesi di attesa e di una battaglia legale che ha visto Comune e privati trincerarsi dietro il segreto tecnico fino al Consiglio di Stato. Ribadiamo che negare il diritto di sapere ferisce la democrazia. Per questo, oggi è partita anche una lettera aperta, che rinnova il senso del nostro Foia, in cui chiediamo al Comune di Milano di essere motore, e non censore, dell’accountability pubblica”.
L’azione si propaga contemporaneamente su altri due fronti critici del Paese nell’alveo della medesima spinta alla democrazia monitorante: al Sud, con la richiesta di open data al Consorzio di bonifica del Bacino del Volturno per passare “dai fuochi ai dati” e tracciare la rigenerazione ambientale; al Centro, con tre istanze Foia mirate a sbloccare i cronoprogrammi e i Sal sull’edilizia scolastica ancora ferma nel cratere del sisma 2016 nelle Marche.

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