Se il mare si ammala, ci ammaliamo anche noi. Parte da questo legame indissolubile l’impulso verso un cambio di paradigma radicale che ispira il primo International Forum Ocean and Human Health International High Level Forum che si sta svolgendo a Roma presso la sede dell’Istituto superiore di sanità (Iss) alla presenza dei ministri della Salute Orazio Schillaci e dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, con i principali esponenti del mondo della ricerca e delle istituzioni mondiali su questi temi: al centro del confronto la necessità di riconoscere la salute degli oceani come una priorità della sanità pubblica globale.
Dal primo Forum dell’Istituto superiore di sanità, riunito per discutere degli effetti dello stato degli oceani sulla salute umana, è stata disegnata una mappa di indicazioni internazionali poiché la tutela degli ecosistemi marini è questione di emergenza ambientale, ma anche priorità assoluta di sanità pubblica.
L’obiettivo è promuovere la visione di “Planetary Health” per difendere lo scudo climatico e lo straordinario patrimonio di risorse biologiche e terapeutiche custodite nei mari d ella terra. Durante l’evento non sono solo studiate e condivise le evidenze dei cambiamenti e delle pressioni originate dalle attività dell’uomo sugli oceani ma anche proposte azioni fondamentali per ambizione e insieme concretezza. Ad esempio, il progetto Sea Care, unico nel panorama internazionale, attraverso un nuovo assetto di sistema basato su risorse già esistenti e sinergie istituzionali come la collaborazione tra Iss, Marina Militare italiana e altri centri di ricerca nazionali e internazionali, ha raccolto campioni da tutti gli oceani, evidenziando la presenza ubiquitaria di geni legati alla resistenza agli antibiotici, insieme alla presenza di sostanze pericolose per l’uomo come i Pfas e le microplastiche, tracciando anche il virus Sars-CoV-2 in acque lontane dalle coste.
“L’oceano regola cicli naturali fondamentali, sostiene i sistemi viventi e svolge un ruolo centrale nella sicurezza alimentare globale. Soprattutto, agisce come determinante strutturale della salute, influenzando la qualità dell’acqua, l’esposizione ai contaminanti, le dinamiche microbiologiche e l’accesso a risorse biologiche”, ha sottolineato, nel suo intervento Andrea Piccioli, direttore generale dell’Iss, organizzatore del Forum e ideatore di Sea Care, evidenziando che “i sistemi acquatici stanno emergendo come importanti serbatoi e vie di diffusione dell’antimicrobico-resistenza, con implicazioni evidenti per la salute pubblica globale. Questo richiede un cambio di approccio: i rischi sanitari non possono più essere affrontati senza integrare pienamente i dati ambientali nei sistemi di sorveglianza”. Per Piccioli, “proteggere l’acqua, proteggere il mare e costruire una nuova ecologia della salute significa anche proteggere la nostra idea di umanesimo, un’idea nella quale scienza, cultura e responsabilità pubblica non sono mondi separati, ma parti di un unico progetto civile condiviso. E forse questo è il vero significato della modernità: non cancellare l’identità in nome del cambiamento, ma trovare il coraggio di innovare senza perdere profondità. Il futuro della salute sarà costruito attraverso connessioni: tra discipline, tra istituzioni, tra Paesi e soprattutto tra le persone e il loro ambiente”.