(Torino) “Il tempo guadagnato è il tempo della relazione e del dono”. Mons. Erio Castellucci, arcivescovo di Modena-Nonantola e di Carpi, vicepresidente della Cei, svolge alcune riflessioni a partire dal volume “Tibhirine vive” in un incontro al Salone internazionale del libro di Torino.
Al centro dell’attenzione la vicenda dei sette monaci trappisti trucidati nel 1996 in Algeria. Castellucci li descrive nel segno della “mitezza dello stile” e nello spirito del dialogo interreligioso che animava il monastero non distante dalla capitale Algeri. Religiosi dediti alla preghiera, al dialogo, a costruire la pace tra i popoli. Poi passa a una riflessione più ampia: “A proposito di dialogo, oggi difficilmente si ha la pazienza e il tempo di argomentare, i ritmi odierni sono quasi incompatibili con la riflessione e l’analisi”. E, applicando questi elementi al tema dei conflitti, sottolinea: “Per costruire la pace occorre mantenere la capacità di indignarsi di fronte alla violenza. Ma servono anche la preghiera, la testimonianza, l’educazione alla pace. Occorre dunque interrompere la catena della violenza” che vide i sette trappisti vittime. Quindi un affondo e un monito: “Nei social è in azione una minoranza rumorosa di ultra cattolici che usa la fede come una spada”.