(Milano) “Un uomo serio, affidabile, perseverante” che, proprio per questo, dovette affrontare “prove e fatiche”. Questo fu Giuseppe Lazzati, oggi venerabile, figura indimenticabile di cristiano “con la schiena dritta”, scomparso 40 anni fa. Prendendo spunto dalla pagina del vangelo di Giovanni al capitolo 15, con l’invito del Signore, “Rimanete in me”, l’arcivescovo di Milano Delpini, che ha presieduto la celebrazione per la mattinata di studi dedicata al pensiero lazzatiano sabato 16 maggio, ha sottolineato. “Rimanete è una rivelazione, una parola per indicare la via della vita. È l’imperativo che chiede la perseveranza”, specie di fronte a quelli che Delpini ha definito “i vagabondi del capriccio”, rifacendosi a un’espressione del venerabile, ai delusi “che trovano noiosa la perseveranza, appunto, o chi chiama inerzia la fedeltà”. “Rimanete – ha continuato il presule – è un invito di Gesù rivolto alla libertà di ciascuno, è una parola che Lazzati ha ascoltato con attenzione, ha raccolto con tenace fedeltà, facendone la regola che ha guidato le sue giornate e ispirato le sue scelte. È stato una persona seria, insofferente di fronte alla retorica, ai sentimentalisti, ai compromessi. Perciò è stato esemplare e affidabile. Una persona di cui ci si può fidare, perciò ha anche affrontato le prove, le fatiche, le critiche, i contrasti come un uomo serio che ha preso sul serio la parola di Gesù e che, rimanendo in comunione con lui, ha prodotto frutti di cui ancora si rallegrano coloro che sanno apprezzare le cose serie e vere. Ci aiutino la sua testimonianza e il suo esempio”.