(Milano) Tre nuovi volumi per approfondire la figura e l’opera di Giuseppe Lazzati, che moriva esattamente 40 anni fa – era il 18 maggio 1986 – dopo una vita di fede interamente dedicata agli impegni ecclesiali e civili a cui fu, nel tempo, chiamato. Docente universitario, animatore del Giac di Azione Cattolica, educatore, deportato nel 1943 nei campi di prigionia nazisti, poi padre costituente, figura eminente del cattolicesimo democratico, rettore dell’Università Cattolica, dal 1968 al 1983, in anni durissimi, direttore de “L’Italia”, il “professore”, come ancora tanti lo chiamano, ha attraversato il Novecento tra la tragedia del nazifascismo, l’impegno civile e la ricerca di una fede incarnata nella storia con la stella polare del Concilio e la valorizzazione dell’impegno laicale e della formazione delle nuove generazioni. A quattro decenni di distanza ne è stata fatta memoria sabato a Milano con la messa nella chiesa di Sant’Antonio, presieduta dall’arcivescovo Mario Delpini che ne ha sottolineato il tratto di “coerenza, di verità e serietà”, che fu proprio dell’agire lazzatiano.
Poi, presso la contigua sede dell’Azione cattolica, l’affollato e tradizionale convegno annuale promosso dell’arcidiocesi di Milano, dall’associazione “La Città dell’Uomo”, dall’Azione cattolica ambrosiana e dall’Istituto secolare Cristo Re, fondato dallo stesso Lazzati.
Da qui la presentazione e l’analisi dei tre volumi: “Per una civiltà dell’uomo”, a cura di Franco Brambilla (Vita e Pensiero); Giuseppe Lazzati. “Testimone e maestro. Eredità e profezia di un laico secondo il Vangelo” (In Dialogo), curato da Gianni Borsa e da Luciano Caimi e, sempre a cura di quest’ultimo, Giuseppe Lazzati, “Vivere da cristiani. Verità, amore, libertà” (Ave ed.).
Luciano Caimi, presidente dell’associazione, ha definito la logica del saggio edito da Ave che raccoglie i testi delle lezioni tenute ai giovani negli incontri presso l’Eremo San Salvatore. “Nello scorrere le poco più di 130 pagine, balza in evidenza il rigore argomentativo. Attraverso il suo modo pacato e rigoroso di ragionare ed esporre, Lazzati insegnava un metodo, faceva, cioè, intendere che la trattazione degli argomenti necessitava, innanzitutto, di un impiego accorto del pensare”.
Su “Lazzati e la cultura”, si è incentrata la comunicazione della storica Marta Margotti, docente all’Università di Torino, secondo la quale “si può cogliere l’intenso legame esistente nella biografia di Lazzati, tra spiritualità, educazione e servizio”. Se, infatti, “la spiritualità non è stata un elemento accessorio, ma il centro e il motore della sua esistenza”, Lazzati “richiamava anche continuamente la necessità di insegnare a ragionare, insegnare a ben pensare”.
Infine, l’analisi di Franco Brambilla, già responsabile della Formazione permanente dell’Università Cattolica che ha curato, riunendoli per la prima volta, gli scritti apparsi sulla rivista “Vita e Pensiero” nel periodo del rettorato (1968-1983). “36 pregevoli interventi – come nota l’attuale rettrice, Elena Beccalli, nella premessa – ai quali se ne aggiunge un ulteriore pubblicato nel 1984”.
Testi di indubbia modernità, ha osservato Brambilla. “I principi di un’università, libera e cattolica emergono in modo chiaro anticipando la triplice missione dell’università così come è concepita oggi: la ricerca, la didattica e la terza missione a vantaggio della società in cui l’università è inserita».