Milano: conclusa la fase diocesana della causa di beatificazione di don Giussani. Mons. Delpini: “Ha condotto a incontrare Cristo”. Tre motivi di gioia e tre tentazioni

(Foto A.B./SIR)

(Milano) “La parola che voglio dire è la gioia. La gioia che viene dall’esperienza della grazia”. A dare avvio così alla sua omelia nei Vespri solenni dell’Ascensione con la chiusura della fase diocesana del processo di beatificazione di monsignor Luigi Giussani, è stato l’arcivescovo di Milano, monsignor Mari Delpini. Presiedendo la celebrazione in una basilica di Sant’Ambrogio gremita di migliaia di fedeli di tutte le età, appartenenti al Movimento e alla Fraternità di Comunione e liberazione, Delpini ha proseguito richiamando il carisma del fondatore. “Sono tre i motivi di tale gioia: primo perché riconosciamo in don Luigi Giussani un uomo di Dio, un prete che, con la sua vita e con le sue parole, ha condotto a incontrare Cristo. Questo è il dono più grande che è stato fatto a Giussani e, attraverso di lui, a tutti coloro che hanno percorso questo cammino. Un secondo motivo di gioia e di grazia è sentirsi dentro questa Chiesa e il processo che qui oggi si conclude è la dichiarazione che la Chiesa di Milano ha riconosciuto che la Causa di beatificazione può essere consegnata al supremo discernimento, dopo il lavoro di molti”. “Un terzo motivo di grazia – ha suggerito il presule ambrosiano – è che molte persone di tutte le età, di tutti i Paesi hanno cominciato una storia, riconoscendo una parola rivolta a loro, un messaggio che ha colpito nel profondo dell’umano, un’apertura di orizzonti che ha allargato il cuore. L’incontro con don Giussani è stato un punto di partenza”.

L’auspicio di monsignor Delpini è stato però anche quello di vigilare su ciò che ha definito tre tentazioni. “Cioè il dare tanta importanza a monsignor Giussani da non andare oltre, mentre lui ci invita ad andare verso Dio e considerare il Servo di Dio come un giacimento”. Ossia pensare che la “grandissima produzione dei suoi scritti finisca per essere come una specie di inesauribile miniera da cui continuamente si potrà fare una citazione, un riferimento. Invece, l’opera dei Giussani è una sorgente, non una ‘cosa’ fatta di reperti da rievocare, ma una freschezza che deve continuare a fecondare la terra e il cuore, il movimento e tutti coloro che lo incontrano. E una terza tentazione potrebbe essere quella del trionfalismo, di quell’atteggiamento per cui si rischia di attirare l’attenzione su di sé, sul movimento o sulle sue realizzazioni, le tante cose buone che ha fatto, mentre occorre vedere il dono che tutto questo rappresenta per la Chiesa, per la società, per il presente e il futuro”.

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