“In Italia pochi leggono la Bibbia non perché non ci sia voglia ma perché c’è difficoltà ad approcciarsi al testo. In realtà c’è una grande curiosità verso la Bibbia ma è di tutta evidenza che il grande pubblico ne ignora totalmente il testo”. Lo ha affermato Adriano Virgili, storico e filosofo delle religioni e autore de “La biblioteca della Bibbia” (Queriniana), intervenendo all’incontro “Lo dice la Bibbia: per davvero?” ospitato questa mattina nello stand dei media Cei-Uelci alla XXXVIII edizione del Salone internazionale del Libro di Torino che si è aperta oggi.
In dialogo con Gianluca Carrega, Virgili – che si è autodefinito ‘divulgatore’ – ha sottolineato che il volume offre della Bibbia una “lettura teologica, critica e storica” anche per evitare di “cadere nelle due letture estreme: quelle per le quali è tutto vero o è tutto falso ciò che è scritto”. L’autore propone al lettore “un percorso impervio che necessita coraggio per essere affrontato”. Rispetto all’attuale successo di pubblicazioni e fiction che presentano e approfondiscono personaggi biblici, Virgili ha messo in evidenza il “difetto” che queste opere hanno: quello di “predigerire il testo per il lettore; viene presentata una lettura della Bibbia che tende a smussare conflitti, asperità e provocatorietà che ne caratterizzano il testo”. Una sorta di “lettura omogenizzata per lettori alle prime armi”. Ma verso la Bibbia bisogna essere un “lettore attivo e interrogante del testo”, caratterizzato da una “profondità che ci svela così tanto di chi siamo e del mondo; per questo vale la pena conoscerlo e ‘combatterci’. Si esce notevolmente accresciuti leggendo la Bibbia, indipendentemente dall’essere credenti o meno”. Sulla violenza presente nei libri biblici, Virgili ha osservato che è un tema “molto invasino. Non va censurato, non va giustificato moralmente. Va compreso cosa la Bibbia vuole dirci a riguardo, spesso attraverso immagini crude. Pagine che non ci parlano di storia, ma di teologica”.