I vescovi francesi accolgono “con favore” l’adozione in Senato e in via definitiva del testo sulle cure palliative ma sulla mancanza di consenso politico sull’altro progetto di legge relativo all’assistenza attiva al morire avvertono: c’è spaccatura e in queste condizioni, ogni adozione del testo sarebbe “un’imprudenza morale e di una violazione dei principi democratici, con gravi conseguenze umane, etiche e sociali”.
In un comunicato diffuso oggi, la Conferenza episcopale francese prende la parola sulla approvazione della proposta di legge che rafforza l’accesso alle cure palliative, uno dei due pilastri della riforma sul fine vita attualmente al centro del dibattito politico e sociale in Francia. Il testo è stato adottato in via definitiva dopo l’ultimo voto favorevole del Senato, con un ampio consenso trasversale: 325 voti a favore e 18 contrari. La proposta era stata presentata dalla deputata del partito macroniano Renaissance, Annie Vidal. La legge mira a garantire un accesso più uniforme e capillare alle cure palliative su tutto il territorio nazionale, rafforzando l’assistenza ai malati gravi e terminali e migliorando il supporto sanitario e umano nelle fasi più delicate della malattia.
Persiste però il nodo della proposta di legge sull’assistenza al suicidio medicalmente assistito e sull’eutanasia. Il suo iter appare molto più complesso e incontra la netta opposizione di una parte consistente dei parlamentari che temono derive etiche e giuridiche. Se “l’accesso a cure di fine vita dignitose, umane e pacifiche è un’esigenza di solidarietà nazionale”, scrivono i vescovi, il rigetto del progetto di legge sul suicidio assistito evidenzia “la crescente spaccatura tra i parlamentari su questo tema cruciale per la nostra vita collettiva”. Questa votazione “conferma la chiara mancanza di consenso politico e sociale” in merito all’“assistenza attiva al morire”. I vescovi ricordano che questo profondo disaccordo era già stato espresso in Assemblea Nazionale durante i dibattiti e con una votazione più serrata in seconda lettura. E ribadiscono: “In queste circostanze, imporre l’adozione di un testo che legalizzi l’eutanasia e il suicidio assistito equivarrebbe a ignorare la voce di un numero significativo di parlamentari. Data la gravità dell’argomento e la diversità dei punti di vista espressi, si tratterebbe di un’imprudenza morale e di una violazione dei principi democratici, con gravi conseguenze umane, etiche e sociali. Una trasformazione così profonda del nostro ordinamento giuridico, della medicina e del contratto sociale non può essere assoggettata a pressioni elettorali. Al contrario, merita di essere discussa nell’ambito di un dibattito sereno, al servizio della dignità della vita in tutte le sue forme e in tutte le sue fasi”.