“Il Centro sperimentale di cinematografia non ha soltanto attraversato la storia del cinema italiano, ma ha costruito le forme per pensarla, raccontarla e trasmetterla alle nuove generazioni”. Così mons. Dario E. Viganò, professore di cinema all’Università internazionale Uninettuno e vicecancelliere della Pontificia Accademia delle scienze sociali, intervenendo all’incontro ospitato dall’Università Roma Tre per la presentazione del volume “Immaginare il futuro, custodire la memoria. 1935-2025. CSC Centro sperimentale di cinematografia” e del documentario “Note al centro” di Costanza Quatriglio. L’appuntamento si è trasformato in una riflessione sul senso del custodire il cinema oggi: conservare immagini, archivi e saperi, ma soprattutto trasmettere una cultura critica della visione. Nei saluti istituzionali, Enrico Carocci e Gabriella Buontempo hanno richiamato il ruolo del Csc come “presidio culturale unico nel panorama italiano, capace di attraversare epoche e trasformazioni tecnologiche senza perdere la propria identità”. Mons. Viganò ha ripercorso la storia editoriale del Centro come una “biografia intellettuale” del cinema italiano: dalle intuizioni fondative di Luigi Chiarini e Umberto Barbaro alla stagione del neorealismo, fino alla sfida contemporanea della digitalizzazione. Il documentario di Quatriglio ha restituito il volto più umano del Centro: corridoi, pellicole, testimonianze e frammenti di memoria che diventano racconto collettivo.