“Non dobbiamo nasconderci che molti giovani stanno male”. Lo ha detto il Papa, nella parte del suo discorso all’Università “Sapienza” di Roma dedicata ai giovani studenti, in cui ha fatto cenno al “volto triste” dell’inquietudine. “Per tutti ci sono stagioni difficili; qualcuno però può avere l’impressione che non finiscano mai”, l’analisi di Leone XIV: “Oggi questo dipende sempre più dal ricatto delle aspettative e dalla pressione delle prestazioni. È la menzogna pervasiva di un sistema distorto, che riduce le persone a numeri esasperando la competitività e abbandonandoci a spirali d’ansia”. “Proprio questo malessere spirituale di molti giovani ci ricorda che non siamo la somma di quel che abbiamo, né una materia casualmente assemblata di un cosmo muto”, il monito del Pontefice: “Noi siamo un desiderio, non un algoritmo!”. “A voi giovani questo malessere chiede: ‘Chi sei?’ Essere noi stessi, infatti, è l’impegno caratteristico della vita di ogni uomo e di ogni donna. ‘Chi sei?’ è la domanda che ci facciamo l’un l’altro; la domanda, che silenziosamente poniamo a Dio; la domanda cui possiamo rispondere solo noi, per noi stessi, ma alla quale non possiamo mai rispondere da soli”.