Cattolici-ebrei: Schutz (amb. Israele Santa Sede), “dialogo intensificato”

(Foto Amb. Israele Santa Sede)

Nonostante alcune tappe importanti, “come le visite alla sinagoga centrale di Roma da parte degli ultimi tre Papi e le visite di Stato degli stessi tre in Israele, visite effettuate dopo l’avvio delle relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Israele nel 1993”, “il processo di riavvicinamento tra ebraismo e cristianesimo è solo agli inizi”: lo ha detto oggi l’ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, Raphael Schutz, durante un incontro a Bose con mons. Derio Olivero, vescovo di Pinerolo, e con don Giuliano Savina rispettivamente Presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, e Direttore dell’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Cei. “Non sono trascorsi nemmeno 60 anni dalla promulgazione, parte di Paolo VI, della Dichiarazione conciliare ‘Nostra Aetate’ (28 ottobre 1965) – ha spiegato il diplomatico – e il dialogo ebraico-cristiano si è intensificato e il numero dei partecipanti in esso coinvolti è in costante crescita. I leader religiosi, così come gli accademici di varie discipline e molti altri, sono impegnati in questo dialogo perché ne comprendono l’importanza. Questa attività è stata accompagnata anche da seminari, convegni e da molteplici documenti e pubblicazioni”. Tra queste ultime, Schutz ha citato quella prodotta congiuntamente dalla Cei e dall’Ucei (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane), dal titolo “16 schede per conoscere l’ebraismo/An introduction to Judaism in 16 chapters”. Si tratta, ha detto, di “un testo preciso e coinciso che potrebbe essere ulteriormente approfondito” nelle parti riguardanti il contesto in cui è nato il sionismo, e le circostanze che hanno portato alla fondazione dello Stato di Israele nel 1948 e alla sua posizione centrale nel mondo ebraico”. Soprattutto adesso che “le reazioni ai recenti avvenimenti in Medio Oriente, in particolare al massacro di cittadini israeliani da parte di Hamas il 7 ottobre e alla guerra che ne è seguita, hanno spesso rispecchiato una grave mancanza di informazione al riguardo. Come sappiamo, la mancanza di informazione e l’ignoranza sono terreno fertile per la disinformazione che si evolve in idee sbagliate, pregiudizi, costruzione di stereotipi e, cosa più pericolosa, crescita dell’odio”.

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