Codice di Camaldoli: D’Andrea (Meic), “grande contributo del cattolicesimo democratico alla rinascita del Paese dopo la seconda guerra mondiale”

“Presso il Monastero di Camaldoli, nel luglio del 1943, un gruppo di intellettuali di formazione cattolica elaborano il Codice di Camaldoli, che sarebbe stato pubblicato a Milano nella primavera del 1945. Esso si presenta come un documento di straordinaria importanza per la storia del nostro Paese e testimonia il grande contributo offerto dal cattolicesimo democratico per la sua rinascita, dopo il tragico epilogo della seconda guerra mondiale”. È quanto scrive il presidente nazionale del Meic, Luigi D’Andrea, in vista del convegno sul Codice di Camaldoli che si apre domani presso il citato Monastero. “Nel Codice di Camaldoli – prosegue D’Andrea – vennero fissati i principi che, alla luce della dottrina sociale della Chiesa, sono chiamati a reggere l’ordinamento della comunità civile, orientando e plasmando le relazioni tra società civile, sistema economico e sfera politico-istituzionale. Tali grandi opzioni di principio guidarono la partecipazione dei costituenti democratico-cristiani nella formazione della Carta costituzionale repubblicana, ed ispirarono alcune delle più lungimiranti scelte politiche del dopoguerra”.
Il Meic, Movimento ecclesiale di impegno culturale, “erede del Movimento laureati di azione cattolica, che del cattolicesimo democratico italiano è stata una parte non certo marginale – conclude il presidente –, partecipa con vivo interesse al convegno, organizzato dal Monastero camaldolense, che, dal 21 al 23 luglio, alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e del card. Matteo Zuppi, presidente della Cei celebrerà l’ottantesimo anniversario del Codice di Camaldoli”.

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