Sanità: Fiaso, “servono prevenzione e deterrenza per garantire sicurezza a operatori”

(Foto: Fiaso)

Per fermare gli atti di violenza e le aggressioni nei confronti degli operatori sanitari serve intervenire in due direzioni: prevenzione e deterrenza. La Fiaso-Federazione italiana Aziende sanitarie e ospedaliere rilancia la sua linea da Udine, dove la sera del 7 gennaio si è svolta una delle ultime aggressioni ai danni di una giovane dottoressa in turno di guardia medica. La sicurezza degli operatori sanitari è stato tra i temi affrontati questo pomeriggio nella sede della direzione generale dell’Azienda sanitaria Friuli centrale dai vertici delle Aziende sanitarie regionali Friuli centrale, Friuli occidentale, Burlo Garofolo, Giuliano Isontina, la coordinatrice regionale Fiaso e direttrice Cro Francesca Tosolini, con il presidente della Fiaso, Giovanni Migliore, e con il vicepresidente della Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia e assessore alla Salute, Riccardo Riccardi.
“Ringraziamo l’attenzione che la Regione Friuli Venezia Giulia sta rivolgendo alla sicurezza degli operatori sanitari. Siamo qui per esprimere vicinanza e solidarietà a tutti i professionisti vittime di episodi violenza all’interno di strutture ospedaliere e luoghi di cura. Perché ogni episodio di aggressione contro un operatore costituisce un vero e proprio attacco al Servizio sanitario nazionale tutto”, ha detto Giovanni Migliore, che la scorsa settimana ha incontrato il ministro della Salute Schillaci e chiesto l’emanazione di una direttiva per la stipula di protocolli operativi tra Aziende sanitarie e forze dell’ordine in tutte le regioni.
I protocolli operativi con le forze dell’ordine sono già previsti dalla legge 113/2020 sulla sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie che la Fiaso ha contribuito scrivere con le sue proposte e il confronto con istituzioni e categorie professionali. “Le norme ci sono, è importante attuarle e perseguire con determinazione questi episodi perché mettono a rischio il diritto costituzionalmente garantito alla tutela della salute dei nostri cittadini”, ha sottolineato Migliore, per il quale “la riattivazione di posti di polizia nei pronto soccorso è il primo passo. Dobbiamo migliorare l’integrazione tra ospedale e servizi territoriali, ripensare il ruolo dei presidi di continuità assistenziale (le ex guardie mediche) nei quali i professionisti si ritrovano ad operare isolati e soggetti a rischio di aggressioni. Dobbiamo poter reclutare più medici nelle nostre strutture per rendere meno lunghe le attese dei cittadini e formare operatori che possano individuare le situazioni problematiche, anticipando l’insorgere di un possibile conflitto attraverso una corretta comunicazione con gli utenti”.
“È necessario – ha concluso Migliore – rinnovare il legame di fiducia tra professionisti sanitari e cittadini, una relazione esaltata nei primi mesi della pandemia e poi tornata a essere pesantemente messa in discussione nell’ultimo anno a causa della cattiva informazione sulle vaccinazioni e della crescente pressione sui servizi ospedalieri. Dobbiamo tornare a coinvolgere e sensibilizzare i cittadini sul valore del lavoro dei professionisti sanitari per la tutela del bene salute della nostra comunità”.

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