Lavoro: Vita e pensiero, un volume sullo smart working e le trasformazioni necessarie per conciliare desideri dei lavoratori e obiettivi aziendali

Prima di marzo 2020 il concetto di “smart working” appariva per molti versi astratto, o addirittura ignoto ai più. “Poi è arrivata la pandemia e si sono diffuse narrazioni che, accompagnando la remotizzazione di massa del lavoro, hanno tentato di rendere trendy un’esperienza umana che di giorno in giorno si faceva sempre più difficile”. Ad affrontare il tema sono Giovanni Scansiani, docente a contratto del La­boratorio di progettazione di piani di Welfare aziendale all’Università Cattolica, Luca Pesenti, professore associato di sociologia presso o stesso Ateneo e Angelo Zambelli, avvocato giuslavorista, nel volume “Smart Working reloaded. Una nuova organizzazione del lavoro oltre le utopie” (ed. Vita e pensiero).
Ciò che durante il lockdown (ed ancora oggi) hanno vissuto milioni di lavoratori, spiegano, è stato, semmai, dapprima “lavoro da remoto forzato” e poi una forma di “lavoro domiciliare simile al telelavoro e senz’altro non ancora frutto di una corretta progettazione”. Obiettivo di questi mesi, affermano, “il tentativo di contenere la diffusione del virus, permettendo il proseguimento da remoto di tutte le attività di lavoro possibili. Questa esperienza non è quindi sufficiente per annunciare, talvolta con un eccesso di utopico trionfalismo, l’inizio dell’era del reale smart working”. Di qui il volume che con taglio multidisciplinare e alla luce dei dati raccolti dalla ricerca scientifica consegna una riflessione realistica, ampia e completa, evidenziando gli elementi di interesse effettivamente replicabili e segnalando, al contempo, i rischi e i problemi di una possibile “rivoluzione”. “Lo smart working vero e proprio – concludono gli autori – richiede una trasformazione (possibile) del mindset organizzativo d’impresa, tenendo conto dei desideri dei lavoratori e degli obiettivi dell’azienda”.

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