Natale: mons. Perego (Ferrara), “la prossimità di Dio ci regala il senso della vita, ma anche ci insegna uno stile”

“Il Natale ci ricorda che Dio non è lontano, ma sempre vicino, sempre con noi, ‘al punto tale – ci ha ricordato Papa Francesco – che tante volte bussa alle porte del nostro cuore. Dio cammina al nostro fianco per sostenerci. Il Signore non ci abbandona; ci accompagna nelle nostre vicende esistenziali per aiutarci a scoprire il senso del cammino, il significato del quotidiano’ (Angelus, 29.11.2020). Questa prossimità di Dio a Natale ci regala il senso della vita, ma anche ci insegna uno stile”. Lo ha scritto l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Gian Carlo Perego, nel messaggio di Natale alla diocesi.
“Non so voi, ma io sento particolarmente la gioia di questo Natale”, rivela l’arcivescovo, spiegando che “la sento e la vedo questa gioia: nella ricchezza delle luci, nelle tante persone che animano le piazze del centro, nella partecipazione alle celebrazioni, nel cammino sinodale appena iniziato, nel Patto provinciale per il lavoro e l’ambiente – due risorse inseparabili – che abbiamo firmato anche come Chiesa di Ferrara-Comacchio, nella prossimità ritrovata”. “Forse – osserva – la pandemia, se ci insegna qualcosa, ci educa proprio a vivere la prossimità, a vincere l’individualismo. Ci si salva insieme. Si cresce insieme. Si cammina insieme. E il fondamento di questo stile di prossimità è proprio il Natale, l’Incarnazione del Verbo, il Dio con noi”. “È una prossimità – sottolinea – che sa incontrare e accompagnare chi è in difficoltà. È una prossimità familiare e sociale, dentro e fuori casa. È una prossimità che diventa condivisione: di sentimenti, di paure, di sofferenze, di risorse. È una prossimità che scomoda, perché rompe il nostro individualismo, provoca il nostro egoismo”. “È una prossimità che dall’ascolto passa al cammino insieme, a vivere e condividere un’esperienza sinodale”, aggiunge l’arcivescovo, convinto che “il cammino sinodale che la nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio ha intrapreso, in comunione con tutte le Chiese in Italia, non è un cammino esclusivo, ma vuole raggiungere tutti, ascoltare tutti: uomini e donne, giovani e adulti, anche i più lontani, anche gli indifferenti, per comprendere che volto hanno impresso della Chiesa, cosa si aspettano dalla Chiesa, cosa regalano alla Chiesa”.

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