Natale: mons. Savino (Cassano all’Jonio) ai detenuti, “vi affido tre parole: riscatto, libertà e speranza”

Mons. Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Jonio, accompagnato dal direttore della Caritas diocesana, don Mario Marino, da alcuni operatori Caritas, dal direttore dell’Ufficio diocesano di pastorale penitenziaria, don Francesco Faillace, ha celebrato il Natale con tutta la comunità della casa circondariale di Castrovillari.
“Se dovessi scegliere un luogo dove far nascere Gesù Bambino sceglierei la casa circondariale”, ha affermato il presule, sottolineando che “a Natale tutto si complica, tutto è difficile perché i sentimenti sono troppi e troppo emotivi. Voi siete qui e so quanto sia difficile questo periodo, so che vi mancheranno i vostri figli, le vostre mogli, i vostri mariti, i vostri genitori, i vostri parenti e amici”. Durante l’omelia della messa celebrata nella casa circondariale, mons. Savino ha ricordato che “purtroppo in tutta Italia, ma in particolare nei nostri territori, l’emergenza sanitaria ha creato nuove povertà e ha aumentato quelle già esistenti. In aumento del 30-40% l’usura provocata dall’emergenza”.
“Sono qui oggi – ha continuato il vescovo – per affidarvi tre parole chiave: riscatto. Dio si fa uomo per dire a voi, a noi che si può vivere meglio; Dio viene perché vuole camminare con noi. Il modo migliore per vivere bene la vita è ‘vivere da Dio’”. “Voi – ha aggiunto – siete qui perché dovete essere aiutati a capire il vostro errore e riscattarvi”. La seconda parola è “liberazione. Dio si fa uomo per liberarci, per renderci la vita più bella. Forse voi quando avete sbagliato pensavate di “essere potenti”, di avere il potere … ma poi? La libertà è come un coltello: può servire per preparare il cibo da portare a tavola o può essere molto pericoloso e fare male. La libertà è equivoca e bisogna fare attenzione. Dio viene al mondo per dirci che è al nostro fianco e che possiamo liberarci scegliendo il bene e di fare il bene”. Infine, “speranza. Dio si fa uomo per portarci speranza. Per iniziare un nuovo capitolo della nostra vita. Adesso voi potete davvero scrivere un nuovo capitolo del vostro libro”.
Rivolgendosi alla Caritas diocesana e all’Ufficio di pastorale penitenziaria, ha incoraggiato ad “avviare percorsi per educare le comunità a essere capaci di accogliere le persone che, una volta scontata la pena, escono dal carcere. Dobbiamo educare a togliere i pregiudizi e ad eliminare la preposizione ‘ex’ perché una volta ottenuto il riscattato voi siete persone, uomini e donne, e non ex-detenuti”. Forte il monito del vescovo affinché “si avviino con la direzione della casa circondariale anche percorsi e progetti di integrazione lavorativa per ridare dignità, per offrire ad ogni persona una nuova opportunità di vita”.
I detenuti hanno ricevuto una tuta come dono da parte del vescovo, della Caritas, della diocesi tutta. “Quando indosserete la tuta che vi stiamo regalando, sentitevi riscaldati, abbracciati e custoditi da noi e ricordate che non siete soli che vi aspettiamo rigenerati e riscattati”, ha concluso mons. Savino.

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