Francia: Cecef, promosse Giornate nazionali di digiuno e preghiera. “Il peggio può essere evitato se si prendono decisioni forti e rapide”

Profonda preoccupazione “per il futuro della nostra casa comune”. “La pandemia di Covid-19 ha dimostrato quanto sia fragile la nostra umanità. Ha anche dimostrato che il peggio può essere evitato quando si prendono decisioni forti e rapide”. È quanto esprime, in una Dichiarazione ecumenica per la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Cop26), il Consiglio delle Chiese cristiane in Francia (Cecef) che lancia a livello nazionale una giornata di preghiera il 31 ottobre e di digiuno il 6 novembre. La crisi climatica – fanno notare le Chiese – continua a causare sempre più morti e sfollati che secondo le previsioni dell’Onu e della Banca mondiale oscillano tra 250 e 500 milioni entro il 2050. Queste due crisi si alimentano a vicenda e le loro cause profonde hanno origine in un “antropocentrismo deviato”. Sei anni dopo l’accordo di Parigi, i leader mondiali si riuniranno a Glasgow e “saranno chiamati a mostrare coraggio e ad affrontare le sfide della più grande sfida della storia umana”. Il Consiglio delle Chiese cristiane in Francia chiede ai leader di tutto il mondo di rafforzare risolutamente i mezzi d’azione per raggiungere l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di contenere l’aumento delle temperature a 1,5°C; di favorire le riduzioni delle emissioni piuttosto che i possibili meccanismi di compensazione e supposte “soluzioni” di geoingegneria che “sollevano questioni etiche”; di “non sostenere o sovvenzionare alcun nuovo progetto di estrazione di combustibili fossili” e di “rendere effettivo il contributo minimo di 100 miliardi di dollari dei Paesi sviluppati al meccanismo del Green Climate Fund, al fine di consentire la mitigazione, nonché la resilienza e l’adattamento ai cambiamenti climatici nei paesi più vulnerabili”.

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