Terra Santa: p. Patton (custode), dopo 54 anni messa a san Giovanni Battista sul Giordano. “Da campo di battaglia a luogo di pace”

Nel battesimo al fiume Giordano, “Gesù non si immerge solo nelle acque del fiume, ma nella nostra umanità, nelle nostre debolezze e difficoltà, si immerge nelle nostre sofferenze. Lui, il Santo che non conosce peccato, si immerge nel nostro peccato e lo prende su di sé con tutto ciò che ci rende incapaci di vivere da figli di Dio. Comincia la Sua missione pubblica, e dove comincia la missione di Gesù, lì comincia anche l’annuncio della nostra salvezza! I cieli ora non sono più chiusi”. Lo ha detto il custode di Terra Santa, padre Francesco Patton, celebrando ieri, 10 gennaio, la festa del battesimo di Gesù. Rito reso ancora più significativo dal fatto che il custode ha presieduto la messa nel “conventino” di San Giovanni Battista a Qasr Al-Yahud, situato proprio nei pressi del fiume Giordano, 54 anni dopo l’ultima messa officiata il 7 gennaio 1967 da due sacerdoti, pellegrini, l’inglese don Robert Carson e il nigeriano don Silao Umah. Durante la Guerra dei Sei Giorni (giugno 1967) Israele occupò l’area che venne trasformata in un campo minato di 55 ettari e zona militare, interdetta a pellegrini e turisti. In quei giorni anche i frati fuggirono abbandonando il convento che non fu più recuperato. Dopo un’attenta opera di bonifica (2018) il convento fu riconsegnato ai frati della Custodia. Al suo interno furono rinvenuti vari oggetti tra cui il registro delle messe.
“Oggi – ha affermato il custode – riapriremo questo stesso registro, volteremo pagina e su una pagina nuova potremo scrivere la data di oggi, 10 gennaio 2021, e firmare con i nostri nomi, per testimoniare che questo luogo, che era stato trasformato in un campo di battaglia, un campo minato, è tornato ad essere un campo di pace, un campo di preghiera”. “Noi oggi sentiamo in modo particolarmente forte questo messaggio, qui in questo luogo in cui possiamo tornare a celebrare e ripresentare non solo il battesimo di Gesù, ma anche il suo sacrificio di riconciliazione. Un luogo che conserva e conserverà le cicatrici delle ferite che gli sono state inferte più di 50 anni fa, ma che al tempo stesso diventerà un segno: il segno – speriamo – di una pace possibile, di una riconciliazione e di un rinnovamento dei popoli, che arrivi a unire non solo le due sponde di questo fiume santo e i popoli che abitano sulle sue rive ma l’umanità intera. Che questo luogo possa diventare il segno della sconfinata capacità che ha Dio di accogliere e rinnovare l’umanità intera”. “Oggi – ha concluso – siamo chiamati ad assumere personalmente e con tutte le nostre forze la vocazione e la missione che ci viene affidata dal Padre, quella di diventare testimoni del suo amore gratuito, che salva e redime, che riconcilia e porta pace”. Dopo la celebrazione il custode con i frati sono scesi in processione alla piccola cappella situata proprio sulla riva del fiume Giordano, appartenente alla Custodia. È tradizione – fin dal 1641 – che la Custodia di Terra Santa compia un pellegrinaggio al Giordano la prima domenica dopo l’Epifania, quando la liturgia propone il Battesimo di Gesù.
Prima di apporre la sua firma al registro, padre Patton ha voluto ringraziare pubblicamente il presidente di Israele, Reuven Rivlin che, ha detto il custode, “ha fortemente voluto la restituzione di questi luoghi santi alle Chiese. In tanti incontri ha sempre parlato del suo sogno che le due rive del giordano siano in pace e che ci sia anche grazie a questo luogo santo una collaborazione tra Israele, l’Autorità Palestinese e il Regno di Giordania”. In questi anni il presidente israeliano ha fatto molti sforzi per portare avanti questo progetto, denominato Terra dei monasteri, presentato anche a Papa Francesco. “Come Custodia di Terra Santa – ha affermato il religioso – siamo molto contenti che il primo luogo ad essere tornato luogo di preghiera e celebrazione dell’area sia proprio questo nostro santuario di San Giovanni Battista”.

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