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Regno Unito: torna la speranza per l’uomo polacco che la sanità britannica voleva lasciare senza alimentazione e idratazione

Ritorna la speranza per “R. S.”. Soltanto con queste iniziali può essere chiamato l’uomo polacco di mezza età, finito in coma dopo un infarto che lo ha lasciato senza ossigeno lo scorso 6 novembre, al quale la sanità britannica aveva deciso di sospendere alimentazione e idratazione alla vigilia di Natale. La madre sostiene che, da cattolico praticante, non avrebbe mai voluto essere lasciato morire così e ha ottenuto che il tribunale di appello riaprisse oggi il suo caso. I giudici decideranno se il primo tribunale consultato dalla famiglia, la “Court of Protection”, ha avuto ragione a non voler ascoltare gli specialisti secondo i quali l’uomo, se curato adeguatamente, ha la possibilità di riprendersi e diventare indipendente, pur tra le quattro mura di casa. “Alimentazione e idratazione erano state riavviate, una prima volta, soltanto dopo l’intervento del governo polacco presso il ministro degli Esteri britannico Dominic Raab e il paziente aveva guadagnato qualche giorno in più in attesa che la Corte europea dei diritti umani decidesse se poteva essere riportato in patria per essere curato come chiedevano la mamma e le sorelle”, spiega Roger Kiska, portavoce di “Christian Concern”, una delle associazioni del Movimento per la vita britannico. “Purtroppo la decisione del tribunale europeo che la materia non è di competenza sua aveva dato il via a quell’eliminazione dei supporti vitali che, di fatto, è una forma di eutanasia”.

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