Estate 2020: mons. Seccia (Lecce) ai turisti, “quest’anno vi abbiamo attesi più del solito”

“Cari amici turisti, benvenuti nella nostra terra. Bella e ospitale”. Inizia con queste parole la lettera aperta rivolta ai vacanzieri a firma di mons. Michele Seccia, vescovo di Lecce. “Quest’anno vi abbiamo attesi più del solito: i disagi provocati dall’emergenza sanitaria e i gravissimi riflessi sull’economia hanno acuito le diseguaglianze costringendo tante famiglie a non muoversi da casa e a rinunciare a qualche giorno di meritato riposo”, scrive il vescovo, che si firma semplicemente “don Michele”. “Penso a loro, prima di tutto. Provo a immaginare il senso di smarrimento e di paura che sperimentano riflettendo su un futuro senza un orizzonte nitido. E penso alla tristezza con cui tanti genitori fissano negli occhi i loro bambini ma anche alla delusione dei piccoli che quest’anno non potranno trascorrere, dopo un lungo periodo di isolamento e di lontananza anche dalla scuola, la tanto sospirata vacanza. Il mio invito e la mia preghiera: sia la luce della speranza ad orientare i loro passi. Solo la speranza potrà aprire nuove strade: abbiate fiducia”. Seccia aggiunge: “A voi che, invece, avete scelto questa città e il nostro Salento per vivere qualche giorno di relax, apro le porte e il cuore accogliente della Chiesa di Lecce. Chi arriva per la prima volta in questa terra meravigliosa, spalancherà gli occhi pieni di stupore ammirando i numerosi angoli di paradiso che la natura si è ritagliata proprio qui. Chi torna, invece, ci darà conferma che Lecce e il Salento meritano di essere visitati almeno una volta nella vita”.
“Ma, accanto alle spiagge incantevoli e luminose e a tutti i doni che la creazione ha lasciato in eredità a questo lembo in mezzo al mare, potrete apprezzare anche le bellezze germogliate dalle mani creative degli uomini: il barocco delle nostre chiese e dei nostri monumenti, una volta ripartiti, non ve lo toglierete facilmente dalla memoria”. “È solo una, forse la più pregiata e più nota, tra le nostre perle. Una tra le testimonianze che manifestano l’operosità e la tensione spirituale di una comunità che nella storia e fino ai giorni nostri ha fatto dell’accoglienza il suo biglietto da visita, un fiore all’occhiello profumato di saggezza semplice e di santità popolare”.

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