Terra Santa: mons. Pizzaballa (Gerusalemme), “Gesù è la porta che apre sulla vita”

“Gesù, entrando nel recinto dell’umanità votata alla morte, affrontando Lui stesso la morte, vi porta la vita: l’uomo non è più chiuso dentro il recinto, ma è libero di entrare ed è libero di uscire”. Ruota intorno alla figura del Buon Pastore e alla similitudine con la porta, la meditazione dell’Amministratore apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme, mons. Pierbattista Pizzaballa, relativa alla prossima domenica, la Quarta di Pasqua. “La porta è ciò che crea una comunicazione, un passaggio tra due luoghi che, altrimenti, rimarrebbero isolati l’uno dall’altro. Ed è l’immagine della realtà umana dopo la caduta, dopo il dramma del peccato – ha spiegato l’arcivescovo – l’umanità era divenuta inaccessibile, lontana da Dio, un mondo a sé, incapace di comunicare con il mondo di Dio; incapace di ascoltare. Gesù entra in questo recinto chiuso attraverso la sua incarnazione e la sua Pasqua. Non rimane fuori dall’ovile, e neppure vi entra da qualche altra parte: si fa uno di noi, entra legittimamente nel mondo degli uomini, assume in tutto la nostra storia, la nostra ferita. Gesù riapre la porta. E proprio perché fa questo, diventa Lui stesso la porta”.
Dunque, ha aggiunto mons. Pizzaballa, “l’uomo ha ora un’altra porta, che non dà sulla morte, ma sulla vita, sulla vita stessa di Dio. Per questo e solo per questo Gesù è il pastore buono, non solo perché entra, ma anche perché esce, e perché, uscendo, porta con sé l’umanità. Potremmo dire che con la sua incarnazione Gesù entra nel recinto dell’umanità, e con la sua Pasqua porta fuori le pecore, le conduce oltre, apre per loro una porta sulla vita”. Per seguirlo, conclude mons. Pizzaballa, “bisogna vivere la vita del Battesimo, ciò che il Battesimo significa, ovvero l’essere immersi nella morte e nella vita di Gesù. Non v’è altra porta che questa, l’essere immersi continuamente nella Pasqua, lasciando che ciò che è vecchio muoia, perché risorga l’umanità nuova, quella fatta ad immagine del Signore”.

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