Coronavirus Covid-19: Mediterranean Hope, “necessarie misure immediate a tutela della salute nella Piana di Gioia Tauro”

Mediterranean Hope, programma migranti e rifugiati della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei), con le associazioni Medici per i diritti umani (Medu), Sanità di Frontiera e Csc Nuvola Rossa e Cosmi (Comitato solidarietà migranti) che forniscono assistenza sanitaria, legale e sociale alle persone che vivono presso gli insediamenti informali della Piana di Gioia Tauro esprimono “profonda preoccupazione per i rischi per la salute individuale e collettiva derivanti dalle condizioni di vita all’interno della tendopoli di San Ferdinando e degli altri insediamenti precari presenti nella Piana”.
Di qui la richiesta che “il problema del contenimento del contagio nei luoghi di vita dei braccianti venga affrontato dalle istituzioni con urgenza e con provvedimenti che possano garantire l’efficacia delle misure di quarantena, nonché meccanismi di early warning immediato”.
Date le condizioni strutturali e igienico-sanitarie dei luoghi di dimora dei migranti, per lo più lavoratori impiegati in agricoltura, “nel caso in cui si presentasse un caso di positività al Sars-Cov-2, la propagazione potrebbe avvenire in modo rapido e difficilmente controllabile”, dato che “i braccianti si trovano a convivere in gran numero in spazi angusti, privi di validi sistemi di riscaldamento e di areazione, condizioni queste che favoriscono la propagazione di eventi epidemici di qualsiasi natura e ancor più di un virus dall’estrema adattabilità e capacità replicativa quale il Sars-Cov-2”. La carenza di acqua corrente e di elettricità riscontrata in alcuni insediamenti informali, inoltre, impedisce alla popolazione “l’adozione delle misure basilari per la prevenzione contagio, prima tra tutte il lavaggio di mani ed abiti. È importante quindi sottolineare che quella degli insediamenti informali rappresenta una popolazione ad alto rischio, in considerazione della precarietà delle condizioni igienico-sanitarie dei luoghi di dimora e delle difficoltà di accesso ai servizi sanitari del territorio, in assenza in molti casi dei requisiti amministrativi per poter accedere al medico di base”.
Perciò, un contagio da coronavirus presso gli insediamenti informali “sarebbe difficilmente controllabile e impossibile da gestire da parte del servizio sanitario locale, che peraltro presenta delle gravi e ben note carenze strutturali”
Di qui la richiesta, nella Tendopoli di San Ferdinando, in assenza di soluzioni abitative alternative, di aumentare il numero di tende e di servizi igienici e procedere alla loro pulizia e disinfezione due volte al giorno; di allestire uno spazio di quarantena dotato di servizi igienici, all’entrata un dispenser per la disinfezione delle mani, un presidio sanitario all’esterno.
Per gli insediamenti informali, si raccomanda di predisporre soluzioni abitative di emergenza per fornire una dimora alternativa. In assenza di soluzioni abitative adeguate, garantire l’accesso all’acqua potabile in tutti gli insediamenti, allestire un dispenser per la disinfezione delle mani, predisporre una tenda di emergenza per la quarantena, con servizi igienici annessi. “Riteniamo, inoltre, fondamentale permettere il rinnovo dei documenti di soggiorno presso Questure e Commissioni territoriali calabresi, in modo da impedire qualsiasi spostamento delle persone che devono recarsi in altre città per il rinnovo dei documenti”, conclude la nota.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Chiesa