Letteratura: Auci (scrittrice), “ogni cosa, anche la più terribile o dura, può essere raccontata, basta avere la parole giuste”

(Foto Calvarese/SIR)

(Torino) “Ogni cosa, anche la più terribile o dura, può essere raccontata, basta avere la parole giuste”. Lo ha affermato oggi pomeriggio Stefania Auci, insegnante e scrittrice, intervenendo all’evento “Se non ritornerete come i bambini” nello stand dei media Cei-Uelci alla XXXVIII edizione del Salone internazionale del Libro di Torino.

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In dialogo con il card. José Tolentino de Mendonça, l’autrice ha spiegato che “i libri sono figli di carta; c’è la fatica, l’aspettativa, il bisogno di crescerli”. “C’è una relazione che nasce sulla carta, una creatura che non è ancora libro ma è già una storia”, ha proseguito parlando del “bisogno umano di raccontare”. Auci ha richiamato “l’innocenza dei bambini nell’usare parole, una purezza che poi si perde crescere”. E ha sottolineato l’importanza di “ricominciare ad usare le parole senza averne timore; come adulti abbiamo paura delle parole così come del silenzio”. In questo senso, “dovremmo rimbambinirci” come le era stato detto da un francescano. La scrittrice ha poi parlato di “cuori inquieti che trovano ristoro e pace nel silenzio, che non è rassegnazione ma accettazione che siamo creature finite e che allungando il dito possono sfiorare l’eternità”. “A guardare il mondo con gli occhi dei bambini – ha aggiunto – ti rendi conto che suscita meraviglia. Una meraviglia che con l’adultità non proviamo più”.
Moderando il dialogo, Alessandro Zaccuri, giornalista e scrittore, ha evidenziato che “oggi abbiamo paura delle parole semplici e incomplete, tipiche dell’infanzia. Nell’incompletezza dell’infanzia c’è un grande tesoro che va riscoperto”.

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