(Torino) “Un ingrediente per credere in ciò che facciamo” (Vittorio Lingiardi). “Una riserva emozionale per la costruzione di sé e delle relazioni interpersonali” (José Tolentino Mendonça). Il Salone internazionale del libro di Torino ha ospitato oggi un dialogo serrato tra lo psicanalista e fine intellettuale e il cardinale-poeta, responsabile della cultura per la Santa Sede. Nella Sala Viola del Lingotto, affollatissima, il titolo dell’incontro era “Lo stupore salverà il mondo?”, a partire dal volume “Coltivare l’arte interiore” (Libreria Editrice Vaticana) dello stesso Tolentino Mendonça. “Nell’epoca delle intelligenze artificiali, in cui gli scenari futuri s’incupiscono, l’alleanza tra fede e cultura può generare spazi nuovi per l’umano?”, una delle premesse del confronto. Per Lingiardi lo stupore “ha a che fare con la curiosità, ma ne è il principio ispiratore”. Lingiardi ha poi richiamato “il valore del silenzio”, così pure del “rispetto” e della “riservatezza”: elementi attinti dalla professione di psicanalista. Ci si è poi portati sullo stupore “come principale risorsa della poesia, soprattutto come “stato della mente”.
“Avverto lo stupore – ha quindi osservato il porporato – come una emozione, qualcosa in noi che ci apre a una sorta di contatto, di intercessione verso la realtà”. Tolentino Mendonça, dopo aver affermato che “i libri creano legami”, osservazione apprezzata dal pubblico in sala, ha spiegato come “nella vita esistano momenti di grazia”. A suo avviso occorre “cercare e trovare una finestra per osservare mondi diversi, fuori e dentro di noi”.
Gli interventi hanno poi toccato diversi altri argomenti, fra cui il senso della vita, il “mistero”, la “Bibbia come scuola di stupore”. Secondo il cardinale nella Bibbia, attraverso storie e volti “si rompono i nostri schemi”. Lingiardi ha aggiunto: “C’è uno stupore legato all’inatteso, qualcosa che ti taglia la strada. Nel libro in questione colgo una spiritualità incarnata e sono stato richiamato al mio rapporto con la fede”.
Il cardinale ha poi sostenuto di essersi tante volte sul valore del dialogo culturale tra credenti e non credenti, “trovandovi un territorio di frontiera, uno spazio di incontro”. “Si tratta – ha concluso – di riconoscere che la nostra umanità è una risorsa, ci fa trovare più vicini di quanto pensiamo”. Fino all’appello a “conservare inquietudine” a “restare umani”, a “conservare la nostra quota di infinito che caratterizza ogni donna e ogni uomo”.