Ucraina: Yurash (ambasciatore), “tra i 205 soldati liberati anche quelli presi a cuore dal card. Zuppi”

(Foto dal profilo X di A.Yurash)

(Foto dal profilo X di A.Yurash)

“Sono profondamente lieto che tra i 205 soldati tornati oggi in Ucraina ci siano quelli per i quali il cardinale Matteo Zuppi si è preso cura con tanto affetto: Artem Vyshniak, la cui madre Tetyana ha incontrato Sua Eminenza in diverse occasioni, e Ivan Zakharov, la cui liberazione è stata resa più agevole grazie all’altruismo di sua zia Tetyana Rakk”. E’ quanto scrive  Andrii Yurash, ambasciatore ucraino presso la Santa Santa Sede sul suo profilo X. “Questa è la prima fase dello scambio 1.000 a 1.000”, ha scritto sempre su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Tra i liberati – ha aggiunto Zelensky – ci sono soldati semplici, sergenti e ufficiali. La maggior parte era prigioniera in Russia dal 2022. Erano di stanza a Mariupol e ad Azovstal, nei settori di Donetsk, Luhansk, Kharkiv, Kherson, Zaporizhzhia, Sumy e Kiev, e presso la centrale nucleare di Chernobyl. “Ringrazio tutti coloro che lavorano per riportare a casa i nostri concittadini”. “Ringrazio tutti i partner che contribuiscono a liberare gli ucraini dalla prigionia. Continueremo a lottare per ogni singola persona che si trova ancora in ostaggio”.

(Foto dal profilo X di A.Yurash)

Il 18 febbraio scorso, il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei e inviato del Papa per la pace, aveva incontrato a Roma una delegazione di donne ucraine, tra cui madri, mogli e sorelle di prigionieri e dispersi di guerra. Un simile incontro si era svolto il 14 settembre 2025 sempre a Roma. Accompagnate dall’ambasciatore ucraino Yurash, in entrambe le occasioni, le donne avevano consegnato  nelle mani del card. Zuppi, una lista dei nomi dei prigionieri portati dai russi nelle prigioni.  Le donne, vestite di nero, avevano chiesto al cardinale di essere la voce dei soldati e civili catturati e di proteggerli, definendolo un “baluardo di salvezza”. Il cardinale si è intrattenuto, in entrambe le occasioni, ad ascoltare ad una ad una le storie dei familiari di queste donne, raccontate tra le lacrime e con in mano la foto dei loro cari. “Vi ringrazio – disse loro a febbraio Zuppi – perché nelle vostre storie avete parlato tanto di preghiera. La preghiera, è vero, può darci tanta forza. Dio ascolta la nostra preghiera e troverà la via perché si possa realizzare. Siate certi che anche noi con voi contiamo i giorni. I vostri mariti, i vostri figli, i vostri fratelli sono anche i nostri. Ogni numero è un nome. Ogni nome è una persona. Ogni persona è un mondo intero. Per questo preghiamo per voi e faremo tutto il possibile perché venga presto la Pasqua della pace”.

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