Il 4 Luglio Papa Leone XIV sarà a Lampedusa, 13 anni dopo la visita del predecessore Papa Francesco, che aveva programmato il suo primo viaggio proprio nell’isola delle Pelagie. È “una visita nell’isola di due Papi figli dell’emigrazione: Papa Leone con i nonni che raggiungono gli Stati Uniti dalla Sicilia e dalla Normandia e Papa Francesco con i nonni che arrivano in Argentina dal Piemonte”, ricorda oggi mons. Gian Carlo Perego,. Presidente della Commissione Cei per le Migrazioni alla redazione multimediale “Agorà Spazio Migrante(S)” formata, su iniziativa dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, da un gruppo di giovani cronisti italiani e con background migratorio. Nell’omelia durante la S. Messa, con altare la prua di un barcone, Papa Francesco aveva invitato “le nostre città, in Italia, in Europa a non chiudere la porta, alzare nuovi muri, essere indifferenti, ma imparare dai lampedusani la solidarietà e l’ospitalità semplice e familiare, dice ancora il presule secondo il quale “nessuno può fingere anche oggi, mentre continuano i viaggi della speranza e, con essi, i morti nel Mediterraneo, di non ascoltare la domanda di Dio a Caino: ‘Dov’è tuo fratello?’. Le comunità cristiane sono chiamate continuamente a custodire e ripetere, nella Liturgia, nella catechesi e nei gesti di ospitalità che i migranti sono nostri fratelli, partecipano all’ ‘unica famiglia umana’”. Mons. Perego ricorda anche l’esortazione di Papa Leone XIV dove, dopo aver ricordato che “la sfida posta dalle migrazioni si può riassumere in quattro verbi: accogliere, tutelare, promuovere e integrare” riprende le parole di Papa Francesco del 2013 sull’ impegno “di vedere noi per primi e di aiutare gli altri a vedere nel migrante e nel rifugiato non solo un problema da affrontare, ma un fratello e una sorella da accogliere, rispettare e amare, un’occasione che la Provvidenza ci offre per contribuire alla costruzione di una società più giusta, una democrazia più compiuta, un paese più solidale, un mondo più fraterno e una comunità cristiana più aperta, secondo il Vangelo”. Nel migrante – sottolinea il presidente della Commissione Cei per le Migrazioni – entrambi i Papi, ci consegnano il volto di ‘Cristo stesso che bussa alle porte della comunità’”. Il viaggio di Papa Leone a Lampedusa riporta “al centro la necessità di ripartire dagli ultimi, dalla povera gente per rileggere non solo i confini dell’Europa, dell’Italia, ma anche il valore di una civiltà europea fondata sulla tutela della dignità di ogni persona. In questo senso, il ritornare ‘al largo del mare Mediterraneo’ a Lampedusa di Papa Leone assume da una parte un chiaro valore politico e, dall’altra, indica nelle migrazioni di oggi un luogo in cui riconoscere la presenza di Dio nel fratello, un ‘sacramento’”.