(Torino) “Noi esseri umani siamo animali di parole e le parole servono per trasmettere informazioni, emozioni. Ma anche per sistemare, organizzare il proprio mondo interiore. Parliamo con noi stessi, anche se nel silenzio sono parole”. Lo ha affermato oggi pomeriggio il card. José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’evangelizzazione della Santa Sede, intervenendo all’evento “Se non ritornerete come i bambini” nello stand dei media Cei-Uelci alla XXXVIII edizione del Salone internazionale del Libro di Torino.
“Con le nostre prime parole abbiamo incominciato a parlare con una lingua ignota, lo abbiamo fatto per catturare l’interesse e costruire la compagnia degli altri”, ha osservato il porporato, aggiungendo che “servono per avere altri vicini a noi, vincere la solitudine o la paura dell’abbandono che i bambini provano”. “Anche noi adulti le usiamo per conservare l’attenzione, il calore e l’amore degli altri”, ha proseguito prima di rilevare che “i grandi scrittori alla fine sono bambini che raccontano il grande romanzo del mondo” e “desiderano la compagnia, una cosa bella che fonda la letteratura: una sorta di comunità utopica che si raduna intorno all’evento della parola”. Per il cardinale, “la letteratura è un modo di arrivare alla nudità della vita, viene in soccorso alla difficoltà di dire della vita senza paura o vergogna”; per questo serve “rompere con i consensi, le frasi fatte, l’artificialismo del linguaggio e capire che la verità del linguaggio, dell’uso della parola che è associata ad un’etica ad una morale”. Tolentino de Mendonça ha poi richiamato l’importanza di “descrivere la vita in tutta la sua complessità, senza territori filtrati o vietati”.