Fraternità: card. Vesco, “potrei essere io a Gaza”

(Foto Calvarese/SIR)

“‘Io avrei potuto essere al loro posto e loro al mio. Questa è la fraternità’”. Al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026 il card. Jean-Paul Vesco, ha affidato a questa immagine il cuore del suo intervento durante l’incontro “La fraternità è gente coraggiosa”, organizzato in occasione della presentazione del libro “L’audacia della fraternità”, pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana. Dialogando con Tomaso Montanari, l’arcivescovo di Algeri ha raccontato l’esperienza della Chiesa algerina accanto ai migranti e il cambiamento interiore maturato incontrando “volti e storie” invece di numeri. Vesco ha ricordato in particolare Josiane, migrante camerunese laureata in giurisprudenza, costretta a lasciare il proprio Paese e passata attraverso violenze e sofferenze. “Io avevo studiato diritto e avevo potuto diventare avvocato. Lei aveva fatto gli stessi studi, ma erano diventati la strada della migrazione”, ha raccontato il cardinale. Da quella consapevolezza è nata la convinzione che “una sola persona basta” per cambiare lo sguardo sul fenomeno migratorio. “Potrei essere io a Gaza. Potrei essere io dall’altra parte”, ha aggiunto, denunciando una cultura che rischia di ridurre le persone a statistiche o emergenze. Anche Montanari ha insistito sul tema della prossimità e della responsabilità reciproca, richiamando il Mediterraneo come luogo simbolico del nostro tempo: “Nel mare in cui facciamo il bagno d’estate affogano migliaia di persone”. Per il rettore dell’Università per Stranieri di Siena, il vero nodo è superare la contrapposizione tra “noi e loro”: “Il prossimo è l’altro in quanto diverso”. Da qui l’invito a riconoscere nei migranti non un problema da gestire ma “una grande occasione per diventare più umani”.

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