Nel pieno dei conflitti internazionali e del riarmo globale, il pensiero di don Lorenzo Milani torna al centro del dibattito culturale e civile. Al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026 è stato presentato il volume “Abbasso le guerre. Rileggere don Milani nell’epoca della terza guerra mondiale a pezzi” (Il Pozzo di Giacobbe), con gli interventi del curatore Sergio Tanzarella, dell’economista Luigino Bruni, di Maria Paola Azzario e Lilli Genco. Al centro dell’incontro le celebri lettere di don Milani ai cappellani militari e ai giudici, definite da Tanzarella “un manifesto della libertà di coscienza e dell’antimilitarismo”. Il docente ha denunciato il permanere di una cultura politica e religiosa incapace di superare davvero la teoria della guerra giusta: “Continuiamo a usare categorie nate prima della polvere da sparo, mentre oggi esistono armi atomiche e conflitti devastanti”. Nel confronto è emersa anche una critica alla trasformazione della Festa della Repubblica in parata militare e al linguaggio bellico ancora presente nella società e nelle istituzioni ecclesiali. Bruni ha parlato della necessità di una “patria aperta, senza confini”, ricordando come don Milani abbia scelto di condividere la vita dei poveri di Barbiana. “Le radici sono importanti – ha osservato – ma a volte impediscono di volare”. Azzario ha richiamato il ruolo dell’educazione come antidoto alla guerra: “Le guerre nascono nel cuore degli uomini ed è lì che bisogna costruire la pace”. Da qui il richiamo all’Unesco, alla cultura, alla comunicazione e alla scuola come strumenti concreti di nonviolenza. Un’eredità che, secondo i relatori, interpella ancora oggi Chiesa, politica e mondo educativo.

(Foto Calvarese/SIR)