“Con il prof. Mario Draghi, il Comitato direttivo del Premio Carlo Magno rende omaggio a una personalità che, con determinazione e risolutezza incrollabile, ha compiuto grandi cose per l’Europa: il salvataggio dell’euro, la stabilizzazione del suo Paese natale in una crisi gravissima e ora la formulazione di un’agenda per il futuro dell’intero continente. Il riconoscimento della sua eccezionale carriera è quindi molto più di un tributo al passato”. È un passaggio della motivazione per la quale oggi è stato conferito, ad Aquisgrana, il Premio Carlo Magno a Mario Draghi.
Nel suo intervento, Draghi ha detto ancora: “La nostra esperienza attuale è che l’azione al livello dei 27 spesso non riesce a fornire ciò che il momento richiederebbe. Il risultato è un’azione che può risultare talmente inadeguata alla portata della sfida da diventare peggio dell’inazione. Dobbiamo spezzare questo ciclo. I Paesi che sentono il peso di questo momento in modo più acuto, e capiscono che la finestra per l’azione non rimarrà aperta indefinitamente, devono essere liberi di andare avanti. Questo è ciò che ho chiamato federalismo pragmatico”.
Per Draghi “la virtù” del federalismo pragmatico “è che può ricostruire insieme la capacità di realizzazione e la legittimità democratica. I Paesi con la volontà di agire dovrebbero approfondire la cooperazione in aree concrete, attraverso strumenti che producano risultati che i cittadini possano vedere e misurare”.
Draghi si è inoltre soffermato sul tema della difesa, per la quale vedrebbe la necessità di “impegni vincolanti”, anche perché la dipendenza dagli Stati Uniti è ora messa in discussione. Così “il cambiamento di atteggiamento americano sulla sicurezza europea non dovrebbe essere visto solo come un pericolo; è anche un necessario risveglio. Se gli Stati Uniti chiedono all’Europa di assumersi maggiori responsabilità per la difesa del nostro continente e dei nostri vicini, allora l’Europa deve anche acquisire maggiore autonomia nel modo in cui quella difesa è organizzata”.