(da Napoli) Coltivare la fraternità, in un tempo in cui “siamo più esposti alle derive della solitudine vivendo in un ambiente culturale più complesso e frammentato”, anche con “nuove forme possibili di vita comune, in cui i presbiteri possano aiutarsi a vicenda ed elaborare insieme l’azione pastorale”. È la raccomandazione del Papa, durante l’incontro con il clero nel Duomo di Napoli. “Si tratta non solo di partecipare a qualche incontro o evento, ma di lavorare per vincere la tentazione dell’individualismo”, ha spiegato Leone XIV: “Pensiamoci preti e religiosi insieme! Esercitiamoci nell’arte della prossimità!”. Altro obiettivo da raggiungere, l’unità, “in tutte le nostre relazioni umane e pastorali, nelle quali un ruolo di primaria importanza è quello dei laici e degli operatori pastorali”: di qui l’attualità del metodo del Sinodo diocesano, “un processo che ha rimesso in movimento l’intera comunità ecclesiale, chiamandola a interrogarsi sul proprio modo di essere e di annunciare il Vangelo in questa terra. Un esercizio di ascolto reciproco, un coinvolgimento che non ha escluso nessuno, una sinergia umana, pastorale e spirituale tra parrocchie, realtà associative, consacrati e laici, cercando di dare voce anche a chi solitamente resta ai margini”. L’obiettivo è “passare da una pastorale di conservazione a una pastorale missionaria, capace di intercettare la vita concreta delle persone”: “una missione che richiede l’apporto di tutti”.