Tunisia: Aifo, il progetto “Puvi” migliora le competenze tecniche e professionali di giovani e adulti con disabilità per inserirli nel mondo del lavoro

(Foto Aifo)

In Tunisia le persone con disabilità hanno un accesso ridotto al mondo del lavoro, anche a causa della mancanza di corsi di formazione accessibili. È in questo contesto che nasce “Puvi – Per una vita indipendente in Tunisia”, il progetto di Aifo – Associazione italiana Amici di Raoul Follereau Ets e finanziato dal Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale attraverso l’Aics, che ha raggiunto oltre 3 milioni di persone attraverso le campagne di informazione e sensibilizzazione sull’importanza dell’inclusione sociale delle persone con disabilità, formato più di 200 tra funzionari del Ministero degli Affari sociali e formatori dei centri di formazione professionale e coinvolto direttamente più di 200 persone con disabilità. Ha interessato i governatorati tunisini di Le Kef, Kasserine e Medenine con l’obiettivo di migliorare le competenze tecniche e professionali di giovani e adulti con disabilità e facilitare il loro inserimento nel mercato del lavoro e nell’imprenditoria.
Grazie al progetto Puvi è stato possibile finanziare corsi, lezioni e piccoli interventi strutturali che hanno migliorato l’accessibilità dei corsi di formazione professionalizzante riconosciuto istituzionalmente, ma anche di attivare tirocini inclusivi in collaborazione con le imprese locali.
Dalla ricerca emancipatoria che ha coinvolto direttamente 35 persone con disabilità sono emerse criticità strutturali: bassi livelli di istruzione, alta dipendenza economica dalle famiglie e limitate opportunità occupazionali. Tra le priorità, l’accesso al lavoro e ai servizi sanitari. Allo stesso tempo, la ricerca mette in luce fattori chiave di empowerment, tra cui il ruolo del supporto familiare, della determinazione individuale e dell’approccio peer-to-peer.
Racconta Ghofrane, ventunenne di Kasserine con disabilità uditiva: “Grazie al coinvolgimento in questo progetto, sono uscita dall’isolamento in cui vivevo. Prima non facevo nulla, stavo sempre a casa, chiusa nella stessa routine e senza comunicare con gli altri. Partecipando a questo progetto di ricerca, ho incontrato diversi amici con diversi tipi di disabilità e abbiamo partecipato a una serie di attività che hanno avuto un impatto positivo sulla mia e sulle loro vite”.
Il progetto Puvi “rappresenta una tappa fondamentale nel nostro impegno per i diritti in Tunisia, poiché attraverso l’innovativo approccio della ricerca emancipatoria abbiamo permesso a 35 persone con disabilità di diventare co-ricercatori e protagonisti attivi del proprio futuro. Un percorso trasformativo che ha dato loro la possibilità di scoprire il proprio potenziale e di mettersi in gioco. Al tempo stesso il progetto ha lavorato per supportare le istituzioni locali nell’inclusione di persone con disabilità attraverso la formazione dei formatori e la definizione di una Roadmap strategica per rendere i centri di formazione professionale più inclusivi e accessibili. Questa iniziativa progettuale dimostra concretamente che, abbattendo le barriere architettoniche e culturali e promuovendo l’accesso alla formazione professionale, possiamo trasformare l’invisibilità sociale in partecipazione civica, confermando che ogni persona con disabilità non è un peso o una vittima, ma una risorsa strategica per lo sviluppo e il progresso civile dell’intera comunità”, dice Antonio Lissoni, presidente di Aifo.

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