“Caino e Abele sono fratelli, ma il cuore di Caino è chiuso all’amore e alla fraternità. Entrambi, Abele e Caino, sono figli di Dio ma Caino questo lo ha dimenticato. La vita di Caino non può essere gradita al Signore perché è nutrita di sopruso, di violenza. Per lui non c’è un Dio a cui rendere conto”. Lo ha detto, oggi, mons. Giorgio Ferretti, arcivescovo metropolita di Foggia-Bovino, ai funerali, nella chiesa SS. Salvatore, di Dino Carta, il personal trainer di 42 anni ucciso lo scorso 13 aprile. Mentre “Caino vive di rancore, di rabbia, ha il volto coperto, vive nell’inferno di un cuore violento”, “Dio ama Abele, uomo semplice, simpatico, pacifico, credente. Dice la Genesi che Abele è ‘il fratello’. Così – ha commentato mons. Ferretti – Dio amava la vita di Dino perché era un fratello, un amico, un marito, un padre, un credente. Dino onorava Dio con la sua vita, gli era devoto nel servire messa, disponibile alle necessità dei bisognosi e della Chiesa. Ma Caino uccide il fratello”. L’arcivescovo ha ammonito: “La fraternità è stata violata, ancora una volta, in questa terra, e il sangue di Abele il giusto è stato nuovamente sparso nelle strade di Foggia”.
Come fece Dio con Caino, anche mons. Ferretti ha domandato: “Io te lo chiedo in nome di Dio e della giustizia: Caino dove sei? Che hai fatto? Il sangue di Dino grada dal suolo di questa città”. E ancora: “Caino pentiti, consegnati alla giustizia. Fratello, ricorda che hai Dio come padre, egli piange per la tua violenza e per il male che hai fatto. Non lasciare che Dio ti maledica, ti condanni: pentiti! Un giorno anche tu ti troverai come tutti noi di fronte al tremendo tribunale di Cristo! Davanti a lui nessuno si può nascondere. Caino sappi che nessuna colpa è troppo grande per non meritare perdono. Ma il perdono nasce dal pentimento”.
Dopo aver manifestato vicinanza alla famiglia, il presule ha esortato: “Foggia alza la testa! Ribellati alla violenza, all’ingiustizia, al sopruso, al pizzo, alla criminalità. Cara Foggia, non è normale che un uomo venga ucciso sulle tue strade. Non è normale che si giri armati per la città. Non è normale che i giovani abbiamo coltelli”.
E ha aggiunto: “Foggia basta! Basta mogli e figli che piangono i loro mariti. Padri e madri che piangono i figli. La scia di sangue è lunga ormai decenni. Basta sangue. Tutto questo deve finire. Lo vogliamo tutti. Lo sogniamo tutti. Alziamo la testa, con coraggio. Uniamoci, denunciamo, ribelliamoci al male. Lo dobbiamo ai nostri figli, alle prossime generazioni di questa terra. Lo dobbiamo a Dio che ci ama e piange per i peccati e le colpe di tutti!”.
Infine una parola diretta a Dino: “Tu che hai servito messa nelle chiese di questa città, godi oggi della pace che si vive nell’eterna liturgia del cielo. Incontra Abele il giusto, tuo fratello, che ti accoglie in paradiso e con lui riposa nella pace promessa da Dio ai suoi figli buoni e costruttori di fraternità”.