“Ricomincia un altro pezzo della vostra vita. Forse qualcuno di voi è contento di ritrovare gli amici. Qualcuno, invece, avrebbe voluto che le vacanze durassero ancora un po’. Qualcuno arriva con entusiasmo e mille progetti; qualcun altro con una certa paura”. Lo scrive, in occasione dell’inizio dell’anno scolastico, l’arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, mons. Andrea Bellandi che invita a non avere paura del nuovo anno scolastico che inizia: “Anche se vi sembra, oggi, lungo da passare, anche se avete qualche preoccupazione, anche se vi portate dentro interrogativi a cui non sapete ancora rispondere. Ogni inizio contiene qualcosa che ancora non conosciamo. E proprio per questo può diventare un’avventura affascinante”. Il presule cita l’Odissea e Ulisse che parte da Itaca e per lungo tempo sembra quasi perdere la strada ma che, nonostante le difficoltà “continua a navigare” perché “sa che da qualche parte c’è Itaca. Anche voi avete bisogno di una Itaca. Non necessariamente una meta già definita, un lavoro che avete già scelto o un progetto perfettamente delineato. Forse oggi non sapete ancora che cosa farete nella vita. Ed è normale. Ma avete bisogno di qualcosa che orienti il vostro cammino”. La scuola – scrive il presule – “serve certamente a conoscere, a studiare, a prepararsi al futuro”. Ma serve anche a “scoprire lentamente chi siete”. “Non abbiate paura di sbagliare. Abbiate – scrive mons. Bellandi – paura soltanto di smettere di cercare. Ulisse non arriva a Itaca perché il suo viaggio è stato facile. Ci arriva perché non ha smesso di desiderarla. E il viaggio giorno dopo giorno lo trasformò”. L’augurio è quindi quello di “non avere soltanto buoni voti, ma buoni incontri. Di non avere soltanto conoscenze, ma passioni. Di non imparare soltanto a risolvere problemi, ma anche a riconoscere quelli degli altri”. “Quando vi sentirete soli, abbiate il coraggio di cercare qualcuno, perché avere degli amici veri fa la differenza! Nessuno diventa grande da solo. E sappiate cercare e riconoscere quegli adulti di cui potervi fidare”. E, infine, una parola il presule la rivolge ai professori: “Non trasmettete soltanto nozioni. Ogni giorno, spesso senza rendervene conto, potete diventare per i ragazzi una sorta di ‘segno’ della loro Itaca. Un insegnante può essere colui che vede una possibilità là dove un ragazzo vede soltanto un limite; colui che sa dire una parola di fiducia proprio quando sembra inutile; colui che insegna una disciplina, ma nello stesso tempo educa alla libertà”. L’obiettivo è quello di “far loro capire che è importante non rinunciare ai propri sogni, ma anche essere disponibili a cambiarli quando questi poi magari non si realizzano; l’importante è non fallire nel compito di diventare pienamente umani”.