Fine vita: vescovi Nordest, “non può sussistere un diritto a morire, ma piuttosto quello di essere sempre curati e assistiti”

“Conquista di civiltà – come è stata definita da alcuni – non può essere la soppressione della vita ma, piuttosto, la cura per alleviare la sofferenza davanti al grido di dolore che si solleva dal malato anche quando questi sembra arrendersi. Ed è proprio allora che necessita di maggiore attenzione e vicinanza”. Lo scrivono in una nota i vescovi della Conferenza Episcopale del Triveneto al termine di due giorni di inconrtri a Bibione (Venezia). In queste circostanze – scrivono – “il malato non ha bisogno, dietro argomentazioni in apparenza pietose, di atteggiamenti che lo convincano a chiedere di congedarsi. Al cospetto di situazioni complesse e drammatiche, il suicidio assistito assume il significato di una scelta che non tiene adeguatamente conto della struttura intrinsecamente relazionale e sociale della persona”. Nello stesso tempo tale opzione – spiegano i presuli del Triveneto – “orienta la cultura e il sistema sanitario verso una progressiva estenuazione dell’etica della cura e della prossimità, disattendendo di fatto quanto oggi efficacemente garantisce la medicina della terapia del dolore e delle cure palliative insieme a varie modalità di assistenza domiciliare, sostegno ed accompagnamento. In tal modo vi è un oggettivo salto qualitativo che trasforma l’eccezione in una prestazione”. La Chiesa – continua la nota – “sempre attenta alle sofferenze umane dell’anima e del corpo, rigetta ogni forma di accanimento terapeutico, ascolta la voce dei poveri e dei fragili e invita tutti, con empatia e desiderio di sincero dialogo, a ripensare le complesse questioni relative al fine vita al di fuori di ogni prospettiva ideologica. L’impegno è ricostruire una cultura della prossimità e dell’accoglienza, specialmente nella gestione delle fasi terminali della vita”. In “sintonia” e “comunione” con la Conferenza Episcopale Italiana ed in particolare con i Vescovi dell’Emilia-Romagna, della Sardegna e della Toscana, i presuli riaffermano il valore della dignità della vita umana, tutelato anche dalla Costituzione, e ribadiscono che non può sussistere un “diritto a morire”, ma piuttosto quello di “essere sempre curati e assistiti, sempre accompagnati e mai lasciati soli”. Durante l’incontro i vescovi triveneti hanno accolto il nuovo vescovo di Chiang Mai (in Thailandia), mons. Peter Suphot Roeksujaritm, accompagnato dal sacerdote fidei donum padovano don Raffaele Sandonà. L’incontro ha dato l’opportunità di fare il punto su questo periodo di cooperazione realizzata tra queste Chiese e di valutare con quali nuove modalità continuare a mettere a frutto in futuro tale esperienza missionaria. I vescovi hanno incontrato il presidente dell’Azione Cattolica italiana, Giuseppe Notarstefano, e l’assistente generale dell’associazione mons. Claudio Giuliodori, accompagnati da Claudio Bolcato, Gina Zordan e don Andrea Dal Cin (rispettivamente delegato regionale, incaricata per il settore adulti ed assistente ecclesiastico dell’Azione Cattolica del Triveneto). Nel dialogo sono state illustrate e condivise alcune linee di rinnovamento che l’associazione sta portando avanti per essere sempre più in grado di partecipare alla “conversione pastorale e missionaria delle comunità ecclesiali ed essere in grado di offrire un reale contributo – sapendo esprimere parole ed azioni significative – nel campo dell’educazione, della formazione e della vita pubblica”.

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