“Inizia un nuovo anno scolastico e vi immagino spensierati, lieti della vostra stessa giovinezza che, anche in un mondo travagliato e segnato da terribili ingiustizie, vi consente di sentire che il futuro è ancora da scrivere e che nessuno ve lo può rubare. Gli studi che fate, le amicizie che sorgono in questi anni e l’incontro con i docenti sono promessa di ciò che può cambiare in meglio voi stessi, prima ancora che la realtà attorno a voi”. Così mons. Angelo Spina, arcivescovo di Ancona-Osimo, si rivolge agli studenti in un messaggio diffuso per l’inizio dell’anno scolastico 2026/27.
Ricordando le parole pronunciate da Papa Leone XIV parlando agli studenti dell’Università “La Sapienza”, il presule rileva come “non possiamo nasconderci che la stagione della giovinezza attraversa momenti difficili, ma anche esaltanti”. “La domanda che spesso vi ponete, ma che se la pongono tutti è: ‘Chi sono?’”. “Domanda – spiega mons. Spina – cui possiamo rispondere solo noi. Anche gli adulti hanno domande da porsi davanti ai giovani: ‘Che mondo stiamo lasciando?’. Un mondo purtroppo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra. Lo studio, la ricerca, gli investimenti di tutte le risorse: siano un radicale ‘sì’ alla vita!”. “Un secondo fronte d’impegno – prosegue l’arcivescovo – riguarda l’ecologia. Come ci ha detto Papa Francesco nell’Enciclica Laudato si’: ‘Esiste un consenso scientifico molto consistente che indica che siamo in presenza di un preoccupante riscaldamento del sistema climatico’ (n. 23). Da allora è trascorso oltre un decennio e siamo chiamati a non mollare”.
Rivolgendosi poi ai docenti, mons. Spina osserva: “Potete coltivare un proficuo contatto con le menti e i cuori dei giovani: si tratta di una responsabilità esigente, certo, ma entusiasmante. È di estrema importanza credere nei vostri studenti e nelle vostre studentesse. Perciò, domandatevi spesso: ho fiducia in loro?”. “Insegnare – evidenzia l’arcivescovo – è una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per la strada, una coscienza disperata. Si tratta di amare sempre e comunque la vita umana, di stimarne le possibilità, così da parlare al cuore dei giovani, senza puntare solo alle loro cognizioni. Insegnare diventa allora testimoniare valori con la vita: è cura per la realtà, è senso di accoglienza verso ciò che non si comprende ancora, è dire la verità. Il sapere, infatti, non serve solo a raggiungere scopi lavorativi, ma a discernere chi si è”. Mons. Spina conclude invocando “la benedizione del buon Dio perché si possa trascorrere un anno sereno, ricco di buoni frutti per le giovani generazioni, per il futuro delle nostre famiglie e della nostra società”.