Sudan: Save the Children, con alluvioni e inondazioni 83 morti e 44mila case distrutte. “Interventi umanitari finanziati per meno di un terzo. Servono nuovi fondi”

L’aggravarsi della crisi in Sudan, colpito da inondazioni che dopo mesi di piogge hanno provocato almeno 83 morti e coinvolto più di 146mila persone, richiede un immediato stanziamento di nuovi fondi per rispondere all’emergenza. Lo afferma Save the Children, presente sul campo per fornire alle famiglie che vivono negli Stati di Gezira e del fiume Nilo forniture urgenti per l’alloggio, l’igiene e la salute, l’organizzazione ritiene sia necessario molto di più per far fronte ai crescenti bisogni. Con il perdurare degli acquazzoni nei prossimi giorni e settimane potrebbero verificarsi altre perdite di vite umane e di abitazioni. Secondo le previsioni, infatti, le piogge dureranno fino a settembre. Il Sudan sta vivendo il suo quarto anno consecutivo di alluvioni anormalmente estese con precipitazioni superiori alla media che hanno causato più di 80 morti e distrutto parzialmente o completamente quasi 44mila case in tutto il Paese. Interi villaggi sono stati sommersi e molte famiglie hanno perso tutti i loro beni.
Di qui l’esortazione ai donatori a riconoscere la gravità della crisi delle inondazioni in Sudan e a stanziare nuovi fondi per rispondere ai bisogni immediati dei bambini e delle loro famiglie. Il piano di risposta umanitaria per il Sudan è attualmente finanziato per meno di un terzo, lasciando un grave vuoto nei settori della salute, degli alloggi e della protezione dei bambini.
“Quelle di questi giorni sono alcune delle peggiori alluvioni che abbiamo visto in Sudan, un Paese che non è certo nuovo alle alluvioni. Stiamo assistendo a intere comunità spazzate via dall’innalzamento delle acque, con famiglie che fuggono con i soli vestiti che hanno addosso”, ha dichiarato Arshad Malik, direttore di Save the Children in Sudan, che sta attualmente monitorando le comunità colpite dalle inondazioni nello Stato di Gezira. Il Sudan, come le aree circostanti, “sta subendo i peggiori impatti della crisi climatica pur avendo contribuito meno di tutti alle sue cause. Chiediamo ai leader dei Paesi più inquinanti del mondo – compresi i politici, le aziende e le élite ricche – di affrontare le cause profonde della crisi climatica per il bene delle generazioni attuali e future di bambini”.
In Sudan, la peggiore crisi alimentare degli ultimi decenni sta mettendo a rischio la vita di milioni di bambini. L’impatto combinato del conflitto, del cambiamento climatico, del Covid e dell’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, infatti, ha lasciato quasi 12 milioni di persone – ovvero un quarto della popolazione – alle prese con un’estrema carenza di cibo. Save the Children lavora sul campo in Sudan da quasi 40 anni e gestisce programmi salvavita in tutto il Paese.

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