Nuovi cardinali: mons. Jiménez (arcivescovo emerito Cartagena), “la mia attesa è quella di servire. Nel Celam vissuta palestra di sinodalità”

(Foto Vatican News)

È il quarto cardinale latinoamericano del Concistoro previsto per domani, 27 agosto. Mons. Jorge Enrique Jiménez Carvajal, colombiano, arcivescovo emerito di Cartagena, ha compiuto ottant’anni da qualche mese e non ha quindi diritto a entrare in un futuro conclave, ma il suo è un curriculum molto significativo, essendo stato, tra l’altro, prima segretario generale (1995-1999) e poi presidente (1999-2003) del Consiglio episcopale latinoamericano (Celam). “La scelta di Papa Francesco – dice al Sir – è stata totalmente inaspettata. Dopo essere stato vescovo di Cartagena per 18 anni, mi stavo abituando a una vita più tranquilla. Ora la mia attesa è quella di servire, nel campo dell’evangelizzazione e dell’annuncio del Vangelo, senza vincoli. Soprattutto in momenti così difficili, la priorità è annunciare Gesù Cristo, vivo, salvatore, presente in tutte le situazioni più complesse. Questa, mi pare, la priorità e sarò a disposizione del Santo Padre per quello che mi indicherà”.
Spicca nella vita nel nuovo cardinale una vasta esperienza nel Celam, a vari livelli, fino a essere segretario generale e presidente. Una “palestra di sinodalità”: “Ho conosciuto abbastanza il Continente, nella sua complessità. La Chiesa latinoamericana ha cercato di camminare insieme, con grandi sforzi nell’ultimo trentennio. La sinodalità è molto importante nella vita della Chiesa, e nel nostro Continente si interseca con il sogno della cosiddetta ‘patria grande’. Ci sono stati dei piccoli passi nelle diocesi, nelle parrocchie, tra i laici. Ora si è creata una grande aspettativa per il prossimo Sinodo, per una Chiesa solidale e missionaria”.
Mons. Jiménez ricorda anche il suo servizio a Cartagena, la perla dei Caraibi colombiani, culminato con la visita di Papa Francesco, nel 2017: “La gente ricorda ancora molto bene quel giorno, nel quale il Papa incontrò la gente, invitò a guardare alle periferie. Ricordo la sua visita nel centro a servizio dei minori, vittime di tratta, una realtà molto dura a Cartagena”. Di fronte alle grandi sfide che attendono la Colombia, in primo luogo la pace e la riconciliazione, afferma: “È necessario che la gente viva in modo più umano e cristiano nella fraternità. Ci attendono grandi sfide, da vivere con speranza, partendo dall’autentico perdono cristiano, che è un dono, un regalo di Dio. Poi penso alla famiglia, centrale per la Chiesa e la società. E dobbiamo ancora compiere gli impegni presi alla Conferenza di Puebla, nel 1979, dando priorità ai poveri e ai giovani”.

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