Minori: Unicef, “nei Paesi ricchi meno di 4 bambini su 5 si ritengono soddisfatti della loro vita”

“Suicidi, infelicità, obesità e scarse capacità in campo sociale e accademico sono diventate caratteristiche fin troppo comuni fra i bambini nei Paesi ad alto reddito”. Lo segnala l’ultima Report Card 16, studio lanciato oggi dal Centro di ricerca Innocenti dell’Unicef. Realizzata un’analisi dei fattori che condizionano il benessere dei bambini nei Paesi ricchi, in base a dati pre-Covid per ordinare i Paesi Ue e Ocse in base alla loro salute mentale e fisica e alle loro competenze accademiche e sociali. Secondo questi indicatori, i Paesi Bassi, la Danimarca e la Norvegia risultano come i 3 migliori Paesi in cui essere un bambino tra i Paesi ricchi.
Tra i risultati di maggior rilievo una indicazione: “Nella maggior parte dei Paesi, meno di 4 bambini su 5 si ritengono soddisfatti della loro vita”. La Lituania registra i tassi più alti di suicidio fra gli adolescenti – una delle cause principali di morte fra i bambini e i ragazzi di 15-19 anni nei Paesi ricchi -, seguita da Nuova Zelanda ed Estonia. I tassi di obesità e sovrappeso fra i bambini sono aumentati negli ultimi anni. Circa un bambino su 3 in tutti i Paesi è obeso o sovrappeso, con i tassi in Europa meridionale in rapido aumento. In più di un quarto dei Paesi ricchi la mortalità dei bambini è ancora sopra 1 ogni 1.000. In media, il 40% dei bambini in tutti i paesi Ocse e Ue non possiede competenze di base di lettura e matematica entro i 15 anni.
Il rapporto inoltre stila una lista dei Paesi in base alle loro politiche che supportano il benessere dei bambini e altri fattori, fra cui l’economia, la società e l’ambiente. La Norvegia, l’Islanda e la Finlandia hanno le politiche e i contesti migliori per supportare il benessere dei bambini. In media, i Paesi spendono meno del 3% del loro Pil nelle politiche per le famiglie e i bambini. “L’Italia si posiziona 19ª su 38 Paesi per quanto riguarda i risultati generali sul benessere dei bambini, solo 34ª – su 41 Paesi – per quanto riguarda le politiche e le condizioni che generano benessere”, ha dichiarato Francesco Samengo, presidente dell’Unicef Italia. Tra i dati più preoccupanti, quello dei Neet, l’11% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni (rispetto a una media del 6%).

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