Razzismo: Religions for Peace Usa, presentato un piano d’azione comune in otto punti

(da New York) Un piano d’azione comune in otto punti è quello proposto dai leader religiosi degli Stati Uniti membri di Religions for Peace Usa per superare la “malattia morale e spirituale del razzismo”. Baha’i, buddisti, cristiani, indù, capi delle religioni tradizionali, giainisti, ebrei, musulmani, sikh, taoisti, zoroastriani e molti altri hanno alzato una voce comune contro l’ingiustizia razziale, le profonde disuguaglianze, i discorsi d’odio, la brutalità che hanno popolato le strade delle città americane e hanno pubblicamente dichiarato che molte volte i testi sacri sono stati usati a torto come fonte di ulteriore discriminazione. Nel loro appello i rappresentanti delle oltre 50 comunità religiose parlano di “flagello della discriminazione” e di “razzismo strutturale, sistemico, sistematico e istituzionale che si presenta in una miriade di forme, visibili e invisibili”, sottili e pervasive. Il loro richiamo chiede impegni a lungo termine che vadano oltre il momento delle proteste per guardare alle future generazioni e operare una riconciliazione e una riparazione effettiva ai retaggi culturali discriminatori. “Dobbiamo continuare a pregare e lavorare con i piedi e con le mani per superare gli effetti insidiosi del brutto retaggio della schiavitù, la rovina del razzismo e le molteplici forme di discriminazione”. Tra le azioni di impegno suggerite, i rappresentanti di Religions for Peace Usa chiedono di cessare immediatamente i saccheggi e ogni forma di violenza contro i manifestanti non violenti; di facilitare le proteste costruttive e non violente, di scrivere ai deputati eletti chiedendo un sistema statale e legislativo inclusivo. Inoltre chiedono di ampliare gli sforzi “in termini di diversità, equità e inclusione nei luoghi di culto, nei luoghi di lavoro e nelle nostre vite”. Infine un pensiero va anche alle forze dell’ordine, celebrate certamente “per il ruolo importante e vitale di servire e proteggere tutti noi e sostenere leggi giuste”, ma anche invitate dai leader religiosi a riflettere sulla loro militarizzazione e sull’uso autoritario della forza.

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