Coronavirus Covid-19: Univ. Cattolica, ripartire dalle buone pratiche delle città e proposte per la nuova Economia

Procedure amministrative più snelle, digitalizzazione e nuova applicazione delle “buone pratiche” di ogni città: queste le principali proposte scaturite per la nuova Economia italiana scaturite dal webinar “Fare impresa nelle città italiane – Idee per ripartire dall’indagine Doing Business” che si è svolto ieri, promosso dalla Facoltà di Economia nel campus di Roma dell’Università Cattolica in collaborazione con World Bank e Commissione Europea, moderato da Gilberto Turati, docente di Scienza delle Finanze alla Facoltà di Economia (campus di Roma) dell’Università Cattolica. “La ricerca Doing Business in Italy si è basata su dati pre-pandemia, ma rimane valida proprio per le buone pratiche che ha evidenziato – ha detto Tommaso Rooms, uno dei curatori – Il rapporto ha mostrato che i tempi e i modi per adempiere alla burocrazia variano sensibilmente da una città all’altra. Le città italiane possono migliorare il contesto in cui operano le loro imprese apprendendo le une dalle altre, e replicando gli esempi virtuosi individuati dallo studio. Tra le buone pratiche che prevedono l’adozione di sistemi digitali, in due indicatori l’Italia ha risultati molto positivi: avvio d’impresa e trasferimento proprietà immobiliare, spesso anche con più rapidità e efficacia rispetto ad altre città europee”. Per Alberto Pellicanò, curatore dell’indagine della World Bank: “una diffusione più omogenea delle buone pratiche potrebbe dare un serio slancio anche al mondo della giustizia italiana, ad esempio con l’adozione del cosiddetto ufficio del processo e di un algoritmo per lo smistamento delle cause iscritte al ruolo, con il conseguente snellimento delle cancellerie”. “Il rapporto presentato oggi – ha detto il rettore dell’Università Cattolica Franco Anelli – cerca di diffondere le “buone pratiche” di ogni città: l’idea di individuare, contrastando un atteggiamento spesso pessimistico, ciò che si può fare per far funzionare il sistema è certamente un approccio utile per far emergere soluzioni e diffondere buoni modelli”. “La Pubblica amministrazione del futuro – ha detto Gian Paolo Manzella, Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico – dev’essere basata su un approccio generale e di sistema: più che per uno Stato imprenditore dobbiamo lavorare per uno Stato imprenditoriale che si occupa di valutare le proprie attività, curare la selezione dei migliori, innestare nuova tecnologia”. Per Giampaolo Galli, docente di Politica Economica alla Facoltà di Economia (campus di Roma) e membro dell’Osservatorio Conti Pubblici dell’Università Cattolica “per riprendere il cammino della crescita che l’Italia sembra aver abbandonato da almeno due decenni occorrono le politiche dell’offerta; quelle politiche che ci vengono suggerite dalle indagini, straordinariamente ricche ed accurate, della Banca Mondiale. L’Italia deve diventare un paese in cui è ‘easy’, o comunque conveniente, fare impresa. Per troppo tempo in Italia abbiamo pensato che per crescere bastasse la spesa pubblica. Ma questa è un’illusione”. “La ricerca presentata oggi è un lavoro eccellente, particolarmente perché svolta su aree sub-nazionali, evidenzia le singole best practice e offre indicazioni utili sulla direzione da seguire – ha concluso Massimo Bordignon, docente di Scienza delle Finanze alla Facoltà di Economia e membro Comitato di indirizzo scientifico Ifel (Fondazione Anci) –. L’eterogeneità è massima, ad esempio, laddove non sono state introdotte piattaforme digitali comuni e questa variabilità rappresenta il problema del sistema italiano riguardo ai servizi pubblici nazionali, finanziati allo stesso modo e seguendo le stesse regole, ma con risultati molto diversi: questo è il punto fondamentale su cui ragionare e agire. L’Italia riesce sempre a reagire nelle grandi circostanze: questo periodo è un’occasione fondamentale da non perdere”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Territori

Informativa sulla Privacy