Strage di Capaci: don Ciotti (Libera), “senza giustizia sociale, diritti, educazione, cultura, politiche sociali e lavoro la legalità resta una parola astratta”

“In questi anni si è parlato molto di legalità dimenticando che senza civiltà cioè la giustizia sociale, i diritti, l’educazione, la cultura, le politiche sociali, il lavoro, la legalità resta una bella parola ma una parola astratta, una parola lontana. Prima di parlare di legalità dobbiamo riflettere , innanzitutto sulla responsabilità perché la responsabilità è la base della nostra libertà e della legalità”. Lo afferma don Luigi Ciotti, fondatore e presidente di Libera, in occasione del 28° anniversario della strage di Capaci nella quale persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.
“Giovanni Falcone – ricorda il sacerdote – diceva che la lotta alla mafia è una battaglia di legalità e di civiltà. Allora diciamo con forza che non basta scrivere le leggi nei codici se prima non le abbiamo scritte nelle nostre coscienze perché sono troppo le coscienze passive, un po’ addomesticate che trasformano la legalità in qualcosa di strumentale, malleabile, calibrata a seconda degli interessi”. “Rischiamo di fare della legalità un idolo – avverte don Ciotti – ma anche un uso sedativo perché la legalità è una di quelle parole che ti fanno sentire con la coscienza a posto e dalla parte giusta. E abbiamo visto nei fatti, purtroppo, che persone l’hanno usata per copertura, esibita come credenziali, usata come un lasciapassare”.
Per il presidente di Libera, “al di là dell’aspetto repressivo, il lavoro dei magistrati, delle forze dell’ordine, di segmenti delle istituzioni a cui va stima e gratitudine, bisogna considerare le mafie, la corruzione, la criminalità organizzata come parte ormai organica di un più ampio sistema di ingiustizie. Allora c’è un forte richiamo alle nostre responsabilità ma anche alla responsabilità della politica”. E se “la politica deve fare di più”, tornando ad “essere servizio al bene comune”, per don Ciotti oggi “abbiamo bisogno di una memoria viva che si traduca tutti i giorni in responsabilità e impegno. Dobbiamo trasformare la memoria del passato in un’etica del presente”. “Se Giovanni Falcone fosse ancora vivo e vedesse lo stato di salute delle mafie – conclude il presidente di Libera – direbbe forse che saranno sconfitte solo quando tutti noi torneremo a essere più umani, più giusti, più responsabili, più coraggiosi per lottare per la ricerca della verità e della giustizia. Solo quando faremo della nostra Costituzione un’etica, una pratica di vita”.

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