Coronavirus Covid-19: Save the Children, a Gaza, in Siria e in Yemen meno di 730 ventilatori e 950 posti in terapia intensiva

Meno di 730 ventilatori e 950 posti in terapia intensiva per oltre 15 milioni di bambini e i loro familiari nelle aree più difficili da raggiungere dalle organizzazioni umanitarie in Yemen, nel nord della Siria e a Gaza. È l’allarme lanciato oggi da Save the Children sulla situazione sanitaria in queste aree che rischiano così di trovarsi fortemente impreparate a rispondere al propagarsi del Covid-19. La Striscia di Gaza è sottoposta a un blocco da 13 anni, la Siria è appena entrata nel suo decimo anno di conflitto – con forti tensioni che continuano a registrarsi al nord del Paese – e lo Yemen è al suo sesto anno di guerra, sottolinea Save the Children. In tutte e tre le aree, i sistemi sanitari sono stati fortemente compromessi – in alcuni casi sono ormai al collasso – e dispongono di risorse mediche che già non riescono a rispondere alle esigenze attuali e che non sarebbero quindi in grado di affrontare una pandemia globale. Secondo l’Oms, al 29 marzo, in Siria sono confermati 9 casi Covid-19 e un decesso, 9 i casi di positività anche a Gaza, mentre lo Yemen non ne ha ancora dichiarato nessuno. Nel nord-ovest della Siria, ci sono un totale di 153 ventilatori e 148 posti letto in terapia intensiva, a fronte di quasi un milione di sfollati che vivono in aree sovraffollate e di una popolazione di 3 milioni di persone, tra cui 1,5 milioni di bambini Allo stesso modo, nella Siria nord-orientale sono meno di 30 i posti in terapia intensiva, solo dieci i ventilatori per agli adulti e un solo ventilatore pediatrico, per una popolazione di 1,3 milioni di persone, di cui la metà sono bambini. Non ci sono tamponi disponibili in tutto il Paese. A Gaza, per 2 milioni di persone sono a disposizione solo 70 posti letto in terapia intensiva e 62 ventilatori. Uno scenario preoccupante che riguarda anche lo Yemen, dove solo la metà degli ospedali è ancora pienamente funzionante e dove sono disponibili 700 posti in terapia intensiva, di cui 60 per bambini, e 500 ventilatori, il tutto per una popolazione di oltre 30 milioni di persone, di cui oltre 12 milioni sono bambini.
Fondamentale, per Save the children, “il sostegno delle organizzazioni umanitarie alle persone in stato di necessità per rallentare la diffusione del Coronavirus in questa fase critica, ma la possibilità di raggiungere i bambini e le loro famiglie è spesso ostacolata da conflitti, restrizioni di movimento e altre problematiche. Misure preventive come il distanziamento sociale e il lavaggio delle mani sono molto complicate se non impossibili in aree sovraffollate come Gaza e nei campi profughi nel nord della Siria”.
“In posti dove l’assistenza medica è scarsa, la prevenzione è fondamentale. Tuttavia, misure come il distanziamento sociale sono estremamente difficili nei Paesi in conflitto. A Gaza, perché i palestinesi possano rispettare la distanza di due metri gli uni dagli altri il territorio dovrebbe essere dieci volte più grande di quello che è attualmente; le famiglie di siriani che vivono nei campi per sfollati dovrebbero allargarsi in altre tende che però non ci sono, mentre in Yemen, dove circa 2 milioni di bambini soffrono di malnutrizione acuta, la priorità è quella di procurarsi il cibo. È letteralmente una questione di vita o di morte garantire il sostegno necessario a queste aree perché si possa contenere un focolaio di Covid-19″, ha affermato Jeremy Stoner, direttore regionale di Save the Children in Medio Oriente. Da qui l’appello di Save the Children al governo di Israele, all’Autorità palestinese e alle autorità de facto di Gaza di “garantire il diritto alla salute ai bambini di Gaza e della Cisgiordania, Gerusalemme compresa, e di revocare le restrizioni all’entrata di aiuti umanitari e medici a Gaza”; alle parti in conflitto in Siria di “osservare un completo cessate il fuoco nel nord-ovest”. Allo stesso modo, anche in Yemen, “tutte le parti in guerra devono attuare pienamente il cessate il fuoco recentemente annunciato per aiutare il Paese a prepararsi a un possibile focolaio di Covid-19”.

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